Il bergamasco salvato dal coronavirus a Palermo: “La Sicilia sempre con me”

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Il bergamasco salvato dal coronavirus a Palermo: “La Sicilia sempre con me”
Ettore Consonni ha mantenuto la sua promessa e mostra fiero il tatuaggio della Trinacria impresso sulla sua pelle

Il bergamasco salvato dal coronavirus a Palermo: “La Sicilia sempre con me”

19 Giugno 2020 - 18:51

“La Sicilia me la tatuerò sul cuore”. Così diceva all’Agi Ettore Consonni, bergamasco di 61 anni trasferito di urgenza da Bergamo alla terapia intensiva del Civico di Palermo. Qui, per 23 giorni, medici e infermieri sono diventati la sua famiglia e lo hanno strappato al morso letale del coronavirus. Oggi Ettore ha mantenuto la sua promessa e mostra fiero il tatuaggio della Trinacria impresso sulla sua pelle. Consonni scopre di avere il coronavirus a fine febbraio. In pochi giorni la situazione precipita e il 4 marzo lo intubano all’ospedale Bolognini di Seriate, in provincia di Bergamo.

La situazione sanitaria era difficile. Non c’erano posti in Lombardia, così un aereo militare il 14 marzo lo ha portato nel capoluogo siciliano in situazioni critiche. “E questo mi ha salvato – dice Ettore – Mi sono addormentato a Bergamo, la mia città e mi sono svegliato a Palermo”. Ma non ci credeva. Medici e infermieri glielo dicevano, ma lui pensava fosse un scherzo, un modo per tirarlo un po’ su. “Pregavo, pregavo tanto – aggiunge Ettore Consonni – a settembre si sposa l’ultima figlia e poi devo fare il padrino alla mia nipotina. L’ultima cosa che ho sentito è che a Bergamo non c’era più posto. Poi il buio. Qui a Palermo, in Rianimazione sentivo l’accento siciliano, ma pensavo a qualche medico emigrato. Mi dicevano che ero a Palermo, ma pensavo mi prendessero in giro”.

E con le lacrime agli occhi diceva in un’intervista a Repubblica: “Qui mi hanno resuscitato. Ci sono infermieri e medici speciali, mi hanno salvato la vita: piangevo e mi consolavano, mi portavano i biscottini, le arancine e anche il telefonino per vedere e sentire la mia famiglia”. Prima di andarsene aveva giurato: “La Sicilia me la tatuerò sul cuore”. E così ha fatto. “Un omaggio meraviglioso alla terra che lo ha restituito alla vita, una lezione sontuosa a chi alimenta odio, divisioni e razzismo tra nord e sud – dice il sentaore Davide Faraone – Buon cammino Ettore, e grazie. Divisi siamo niente, uniti siamo tutto”.

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