Quaresima, il messaggio di monsignor Michele Pennisi ai monrealesi

Redazione

Cronaca

Quaresima, il messaggio di monsignor Michele Pennisi ai monrealesi

01 Marzo 2017 - 13:47

Riceviamo e pubblichiamo il lungo messaggio dell’arcivescovo di Monreale ai fedeli in occasione della Quaresima.

Carissimi fratelli e sorelle,
la Quaresima è il momento favorevole per celebrare e sperimentare, a partire dall’ascolto della Parola di Dio, l’amore del Padre misericordioso, che ci accoglie come figli, ci perdona e ci invita a vivere la fraternità universale, realizzando una sincera e profonda conversione personale e comunitaria. È un tempo, questo, in cui la Chiesa ci propone di seguire Gesù, primo grande lottatore contro il Maligno, che resiste alla tentazione e ne esce vittorioso dopo la permanenza di quaranta giorni nel deserto. La vita cristiana esige una lotta quotidiana contro il male, nella certezza della vittoria di Cristo Risorto sul peccato e sulla morte. Tra le “armi” suggerite ci sono il digiuno, la preghiera, e l’elemosina.

Il digiuno non è una pratica salutista per ritrovare il benessere fisico, ma un segno di penitenza che ci fa partecipi della lotta di Cristo contro la tentazione di diventare schiavi del denaro, del potere oppressivo, del piacere sfrenato, della violenza cieca e delle molteplici forme di dipendenza, quali la mafia con le piaghe cancrenose dell’usura e del pizzo, la droga, il gioco d’azzardo, l’alcol, l’uso esagerato dei social network. Una vita sobria apre alla solidarietà verso coloro che soffrono a causa della fame, della povertà, delle ingiustizie , delle guerre e di ogni violenza. L’esperienza dell’amore misericordioso di Dio ci rende attenti ai bisogni del prossimo con il quale abbiamo il dovere di condividere i doni che il Signore mette a nostra disposizione. Il Santo Padre Francesco per la Quaresima 2017 ci invita a meditare sulla Parabola del ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31), che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna.

La parabola ci presenta due personaggi: il povero Lazzaro, un individuo con una storia personale, simbolo dell’uomo degradato e umiliato; il ricco che non ha un nome in cui s’intravede drammaticamente la corruzione del peccato; la sua vita è prigioniera dell’esteriorità, della dimensione più superficiale ed effimera dell’esistenza. L’attaccamento al denaro lo rende cieco, incapace di vedere il povero affamato, piagato e prostrato nella sua umiliazione. La radice dei suoi mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio e questo lo porta a non amare Dio e a disprezzare il prossimo. La parte principale della parabola si svolge nell’aldilà. Il ricco e il povero muoiono entrambi e mentre Lazzaro è portato nella gioia piena assieme ad Abramo, il ricco spendaccione è condannato al supplizio eterno. La parabola ci offre un messaggio attuale, facendoci comprendere che l’altro non è un fastidioso ingombro, ma un appello a cambiare vita. La Quaresima è il “tempo propizio” (cfr 2Cor 6,1) per aprire la porta ai tanti bisognosi nei quali riconoscere il volto di Cristo. Ognuno di noi ne trova tanti sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. L’amore cristiano non aspetta di essere richiesto per agire, ma sollecitamente si accorge del bisogno dell’altro e prontamente interviene.

La parabola può essere applicata a tanti settori della vita sociale e, a livello planetario, all’attuale situazione socio-economica dell’umanità di cui solo una minima parte gode di quasi tutti i beni esistenti, mentre la maggioranza vive miseramente, pur avendo fornito i beni fondamentali alla parte fortunata. Il Magistero sociale della Chiesa auspica una maggiore cooperazione internazionale in campo economico, improntata alla logica del dono e della gratuità da parte delle nazioni ricche nei confronti di quelle in via di sviluppo, con cui intrecciare relazioni di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità. L’esperienza che ho fatto recentemente in Tanzania, assieme a due confratelli presbiteri, visitando le opere pastorali, educative, sanitarie e sociali, realizzate nella Diocesi di Iringa da parte di comunità e associazioni della nostra Diocesi, mi ha fatto toccare con mano come sia possibile tra Chiese sorelle una comunione concreta che arricchisce chi riceve ma, soprattutto, chi dona.

Pertanto, desidero invitarvi a vivere una “Quaresima di Fraternità” per contribuire alla realizzazione delle opere caritative che mi ha segnalato il Vescovo di Iringa, mons. Tarcisio Ngalalekumtwa tra cui: – Il completamento di una scuola secondaria per ragazze nel villaggio di Kilòlo. – Il sostegno alla scuola per cucito nel villaggio di Izazi. – Un aiuto al dispensario sanitario di Migoli.

Mentre ringrazio le diverse realtà ecclesiali per le iniziative a favore delle persone bisognose, incoraggio tutti i fedeli ad aiutare le famiglie in difficoltà , ad aprirsi all’accoglienza dei profughi, a dare speranza ai nostri giovani, sostenendoli nel trovare un lavoro dignitoso per far crescere la cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana. Desidero, inoltre, rendervi partecipi della mia gioia perché la prima Domenica di Quaresima nella nostra Cattedrale presiederò il Rito dell’ “Iscrizione del nome” dei catecumeni, cinque adulti e tre ragazzi, provenienti da diverse comunità della nostra diocesi, che riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana nella Veglia pasquale o nel tempo di Pasqua, e che affido alla preghiera di tutta la Chiesa diocesana.

Infine, esorto le Comunità parrocchiali a partecipare alle Stazioni quaresimali che si terranno nel mese di marzo, il 15 a Terrasini per la zona marina, il 22 a Roccamena per la zona collinare, il 29 a Campofiorito per la zona montana. Saranno un’occasione per manifestare ulteriormente la nostra comunione ecclesiale. Lo Spirito Santo ci guidi nel cammino comune verso la Pasqua, facendoci riscoprire il dono della Parola di Dio che invita alla conversione, alla preghiera personale e comunitaria, e ci fa capire il senso autentico del digiuno per accogliere e servire Gesù Cristo presente nel prossimo bisognoso di aiuto e di conforto.

Michele Pennisi

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