La sparatoria allo Zen: la polizia ferma due persone per tentato omicidio

Redazione

Palermo - Le indagini

La sparatoria allo Zen: la polizia ferma due persone per tentato omicidio
A eseguire il provvedimento la polizia su disposizione della Direzione distrettuale antimafia

24 Marzo 2021 - 10:19

Ci sono due fermi per la sparatoria che si è consumata nel quartiere Zen di Palermo ieri pomeriggio. Si tratta di Letterio Maranzano, di 35 anni, e Pietro Maranzano, di 21 anni, accusati di tentato omicidio con l’aggravante del metodo mafioso. A eseguire il provvedimento la polizia su disposizione della Direzione distrettuale antimafia. Il primo, rimasto ferito lievemente, avrebbe formato insieme al 21enne e a un altro gruppo di persone un vero e proprio commando per tendere un agguato a Giuseppe, Antonio e Fabrizio Colombo. Doveva essere un incontro pacifico di chiarimento, così non è stato e via Fausto Coppi è diventata teatro di una pioggia di proiettili. Giuseppe e Antonio Colombo, feriti non gravemente, sono stati ricoverati all’ospedale Villa Sofia dopo essere fuggiti in auto dal luogo dell’agguato, mentre Fabrizio è rimasto illeso.

Le prime indagini, sotto la costante direzione della Dda di Palermo, nell’arco della serata hanno trovato spunti decisivi per l’individuazione dei responsabili, che consentivano di ricostruire un quadro indiziario complesso e coerente sul conto dei fratelli Maranzano, Letterio e Pietro e li identificava come responsabili del tentato omicidio dei Colombo. Dei due, il maggiore, Letterio, non è nuovo alle Forze dell’Ordine, vicino alle famiglie mafiose dello Zen e già gravato da precedenti, tra gli altri, per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Gli inquirenti hanno ricostruito l’accaduto nelle ore successive, riuscendo a mettere in ordine tasselli che inquadravano la sparatoria ed il ferimento dei Colombo come il triste epilogo di una contesa iniziata la mattina precedente, quando le vittime si sono fronteggiate con un gruppo di persone, capeggiate dai Maranzano; da quell’incontro, nasceva una discussione, presto giunta a spintoni e “testate”. Ad avere la peggio erano i Colombo, che da lì a poco diventavano bersaglio di un assalto da parte di un commando armato, di cui i fermati erano parte attiva, insieme con altri al momento rimasti ignoti. In via Filippo Patti si consumava il delitto, con l’esplosione di oltre una decina di colpi di arma fuoco, che ferivano Giuseppe Colombo alle braccia e alla gamba sinistra, il figlio Antonino al gluteo. Il commando armato che i due Maranzano avevano allestito ha raggiunto i Colombo a bordo di più auto di grossa cilindrata, “scortate” da moto e scooter, da cui scendevano una decina di persone che, armi in pugno, inseguivano gli obiettivi e sparavano contro di loro, ad altezza d’uomo, per poi dileguarsi solo dopo avere lasciato sul selciato una decina tra proiettili e bossoli. Feriti dall’assalto, padre e figlio venivano caricati in auto e portati in ospedale.

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