Da Monreale a Bolzano, l’esercito dei sindaci che difendono la popolazione

Redazione

Cronaca - Emergenza Coronavirus

Da Monreale a Bolzano, l’esercito dei sindaci che difendono la popolazione
Cinque storie di cinque sindaci che hanno anticipato i tempi evitando gli assembramenti tra le perosne al tempo del coronavirus

Da Monreale a Bolzano, l’esercito dei sindaci che difendono la popolazione

22 Marzo 2020 - 16:59

Ci sono sindaci che prima delle restrizioni imposte dal governo, prima dei provvedimenti regionali e del blocco totale hanno cercato di limitare il contagio tra le persone. Lo hanno fatto con le armi in loro possesso, tramite ordinanze comunali, che all’inizio hanno sicuramente fatto storcere il naso a molti, ma che oggi hanno ripagato con effetti anti-assembramento. Queste sono cinque storie, di cinque sindaci che da Sud a Nord hanno difeso i loro territori ben prima delle restrizioni imposte dall’alto.

Il nostro giro d’Italia parte da Monreale, il sindaco Alberto Arcidiacono, lo scorso 8 marzo aveva vietato immediatamente tutte le tipologie di gioco, incluso il Gratta e vinci, nelle tabaccherie del territorio e ribadendo con severità qualunque tipo di contatto tra le persone. L’iniziativa è “volta a evitare che si assembrino gruppi di persone nello stesso luogo”. Il sindaco di Bari Antonio Decaro aveva chiuso i parchi cittadini per evitare la diffusione del contagio. È entrato lui stesso come documentato con un video su facebook nel Parco 2 Giugno, quello più popolare, a invitare le persone a uscire le persone. Alla fine ha chiuso materialmente uno dei cancelli di ingresso. “Forse non ci siamo capiti”, ha scritto sul social network. “Questa è una emergenza, non una vacanza. Tutti a casa. I parchi da oggi sono chiusi”.

Il sindaco di Pisa Michele Conti aveva firmato un’ordinanza per disporre la chiusura di tutte le attività commerciali della zona nord del centro storico di Pisa. Un’ordinanza poi modificata con misure ancora più restrittive per aree giochi, parchi e cimiteri. Il sindaco di Bologna Virginio Merola, qualche giorno dopo aveva firmato un’ordinanza che ha permesso la chiusura di 32 parchi e giardini pubblici. Un atto coraggioso in un momento in cui, molti si chiedevano cosa chiudere e cosa no. E infine, il sindaco di Bolzano, Renzo Caramaschi, ha ordinato la chiusura dei parchi quando ancora potevano restare aperti, chiuse tutte le aree gioco per i bimbi e le passeggiate cittadine considerate ancora molto frequentate dalla popolazione sia al mattino presto che la sera.

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