Monreale Press “venne diffamato da FiloDiretto”: la sentenza chiude il caso

Giorgio Vaiana

Cronaca - Tribunale

Monreale Press “venne diffamato da FiloDiretto”: la sentenza chiude il caso
Il giudice ha aperto una importante finestra di legalità sul nostro mondo

Monreale Press “venne diffamato da FiloDiretto”: la sentenza chiude il caso

04 Ottobre 2019 - 16:10

Era l’aprile del 2017. La nostra redazione anticipava le dimissioni dei tre assessori allora al servizio dell’amministrazione guidata dall’ex sindaco Piero Capizzi: di lì a pochi giorni sarebbero andati a casa Giuseppe Magnolia, Nadia Granà e Toti Zuccaro. Una notizia che fece immediatamente il giro di Monreale. Ma non solo. Che venne letta anche dalla nostra “concorrenza” di FiloDiretto (un termine, concorrenza, che non ci piace mai usare, in realtà). Dopo poche ore lo stesso quotidiano, che ai tempi aveva come direttore il giornalista pubblicista Alex Corlazzoli, pubblicò una notizia che smentiva il nostro articolo. E fin qui, pur nella stranezza delle cose, va bene. Ma l’attacco del pezzo che era firmato dalla redazione, iniziava così: “Dopo quella dell’Ikea a Monreale, ecco l’ennesima bufala di Monreale Press”.

Una cosa gravissima, per quello che ci riguarda, essere presentati agli occhi dei lettori, soprattutto monrealesi, come chi ogni giorno pubblica bufale, notizie false ed inventate. Abbiamo chiesto con gentilezza alla redazione di FiloDiretto di rimuovere immediatamente l’articolo in questione. Non c’è stato nulla da fare. L’articolo è stato solo parzialmente corretto. Ma il danno ormai era stato fatto. Non abbiamo avuto altra scelta che adire le vie legali (siamo stati difesi dall’avvocato Giuseppe Profita). Anche perché la stretta cronaca giornalistica, in questo caso di palazzo, ci aveva dato ragione. Quello che noi avevamo scritto in questo articolo (leggi qui) alla fine si è puntualmente verificato dopo qualche giorno. Siamo stati attaccati da più fronti: da chi crede che il lavoro di una redazione giornalistica sia il rimpasto di comunicati stampa, che ciò che scriviamo sia frutto di voci di corridoio o di notizie prese qua e là. Ogni articolo che viene pubblicato in questo giornale è frutto di un lavoro certosino fatto di verifiche e contro verifiche. Siamo fallibili, possiamo sbagliare anche noi, ma di sicuro c’è sempre dietro ogni cosa che facciamo la buona fede nel nostro lavoro. Ecco perché essere bollati come creatori di fake news ci ha dato fastidio, in un momento storico in cui una parte della popolazione adulta non sa riconoscere una bufala da una notizia vera (scusateci se è poco), ma fare informazione di qualità è il modus operandi del nostro gruppo giornalistico.

Oggi, a distanza di oltre due anni, arriva la sentenza firmata dal giudice di pace Carolina Arena che ha condannato la redazione di FiloDiretto, non solo a pagare tutte le spese processuali, ma anche a pagare un risarcimento economico alla nostra redazione e a pubblicare le scuse formali, perché, si legge nella sentenza, “il comportamento tenuto da FiloDiretto ha travalicato i limiti dell’invocato diritto di cronaca, poiché parte convenuta in luogo di offendere e stigmatizzare negativamente l’operato di parte attrice, definendo il comportamento tenuto da quest’ultima come “l’ennesima bufala”, avrebbe dovuto esprimere il proprio convincimento in modo adeguato, e quindi avrebbe dovuto pubblicare il proprio articolo senza fare uso di espressioni offensive e lesive della professionalità del quotidiano di controparte”. Secondo il giudice, poi, “la pubblicazione dell’articolo in questione, oltre che lesivo dell’immagine di parte attrice, presenta gli estremi della concorrenza sleale e ciò tanto più se si considera che le parti oggi in causa operano entrambe su un medesimo territorio.

Insomma il giudice Arena ha aperto una importante finestra di legalità sul nostro mondo giornalistico e un precedente che può fare scuola. Di commenti offensivi non ce n’è davvero bisogno. Servono quelli costruttivi, che hanno un senso, che ampliano il discorso, magari che permettono di vedere un altro punto di vista. Ma le offese, quelle no. Non servono a niente. Alla fine discorso chiuso, ma alcune cose le vogliamo puntualizzare lo stesso. Non presteremo il fianco a nessun politico che voglia usare la stampa – e questo giornale – per i propri fini. Non vogliamo dare adito a chi utilizza la stampa per pubblicizzare eventi che nulla hanno a che fare con il nostro lavoro odierno. Daremo sempre un’informazione onesta e pulita perché questo giornale è della gente e per la gente. I nostri unici padroni siete voi lettori.

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