Il professor Talpa e il paese dei volontari

Sergio Calderaro

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Il professor Talpa e il paese dei volontari

Il professor Talpa e il paese dei volontari

Il professore Talpa ieri se ne è uscito con una stranissima sparata. “Lei lo sa – mi dice tutto contento – che nel vecchio paese era stato abolito il lavoro retribuito?”. “Ma sì figurati!” Gli risposi un poco infastidito per il tono fra il saccente e il dispettoso che aveva usato credendo di stupirmi.

“Allora guardi qua”. Da quando è riuscito a far funzionare quel vecchio trabiccolo che una volta si chiamava Pc passa delle ore ad aprire ogni sorta di archivio disponibile, dedicandosi soprattutto a quelli di vecchi giornali ormai offline o a improbabili documenti digitali scritti da chissà chi.

“Guardi, guardi allora”. Mi avvicinai allo schermo traballante e lessi un titolo di un giornale: “Trovati 827 cuccioli abbandonati. I cani sono stati affidati ad alcune associazioni di volenterosi cittadini, che si occuperanno di nutrire, curare, sterilizzare, far adottare i poveri cuccioli pagando di tasca propria quanto necessario”.

Ora che si fossero trovati 827 cuccioli nel vecchio paese non deve stupire in quanto pare che uno degli sport preferiti da alcuni cittadini fosse quello di fare figliare i cani effettuando spettacolari incroci tra diverse specie canine per la semplice curiosità di vedere che cosa veniva fuori. Una volta avvistati i cuccioli, in modo automatico venivano lasciati in balia di se stessi nei posti più diversi, persino nei cassonetti destinati alla raccolta dei rifiuti.

“Ora guardi qua”. Altro titolo, altro articolo: “La pulizia delle aiuole affidata ad un gruppo di anziani volontari -che si occuperanno a spese loro di mantenere in ordine l’aiuola principale e quelle secondarie. Gli stessi volontari si sono offerti di ripulire altre zone del circondario, sempre a spese loro, dopo aver piantato alcuni alberi negli spazi liberi e aver avviato alcuni orti didattici in diverse scuole del paese”. Poi guardi qua: “Un gruppo di cittadini volontari risistemano un vicolo abbandonato. Lo hanno ripulito dall’immondizia e dalle cartacce, hanno sistemato delle fioriere, piantato alcune piantine ornamentali rigorosamente fiorite, hanno tinteggiato i muri, risistemato facciate e lavato per terra facendo venire alla luce un vecchio pavimento di epoca imprecisata”.

Continuando così titoli di giornali che riferivano di gruppi di volontari in forma singola o associata che si occupavano un po’ di tutto: assistenza ad anziani, a bambini con o senza handicap, cani randagi, potature di alberi, cura di aiuole, organizzazione di sagre, feste, eventi, approfondimento di problematiche particolari come piani di raccolta dei rifiuti, gruppi folcloristici, raccolte di alimenti e di medicinali, sviluppo di progetti, sopralluoghi tecnici, relazioni tecniche, direzione e controllo di lavori, persino, pensate la pulizia e la manutenzione straordinaria (nel senso che era straordinario che si facesse manutenzione) del cimitero comunale.

Insomma tutto si faceva in quel paese utilizzando la buona volontà di un sacco di persone, non retribuite ma anzi disposte a spendere il loro tempo e il loro denaro per sopperire alle deficienze della pubblica amministrazione. C’era però un altro gruppo di persone, non volontarie è vero, pure fortemente motivate, che si adoperava a svuotare mese dopo mese i conti dell’amministrazione al solo fine di evitare, in assenza di prelievi, l’inutile accumulo di sostanze. In fondo anche questa era una meritoria opera di pulizia e di spettacolare volontariato.

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