Colapesce, Falcone, Borsellino e Nino Di Matteo: la recita dei bambini della Veneziano di Aquino

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Aquino

Colapesce, Falcone, Borsellino e Nino Di Matteo: la recita dei bambini della Veneziano di Aquino

Colapesce, Falcone, Borsellino e Nino Di Matteo: la recita dei bambini della Veneziano di Aquino
08 Giugno 2017 - 18:03

Una rivisitazione della vecchia leggenda di Colapesce. Attualizzata ai giorni nostri, con il pensiero alle stragi di Falcone e Borsellino. Oggi la recita conclusiva per gli studenti delle classi quarte del plesso di Aquino della scuola Veneziano. Il progetto, dal titolo “Agnese racconta Colapesce”, è stato voluto e realizzato dalle insegnanti Fabiana Causa, Giuseppa Madonia, Loredana Inzinsola, Carmela Campanella, Clementina Di Giovanni con l’assistente alla comunicazione Luana Lo Coco. I bambini hanno raccontato la classica storia di Colapesce. Ma hanno inserito tra i protagonisti, Agnese Borsellino e il giudice Nino Di Matteo. Così la storia è quella conosciuta, con Nicola, figlio di un pescatore, soprannominato Colapesce per la sua abilità nel muoversi in acqua che vinse la sfida con Federico II di Svevia. Il re lo sfidò a recuperare in mare tre oggetti, una coppa, la sua corona e un anello. Ma, nel tentativo di recuperare l’anello, Colaspesce vide che la Sicilia poggiava su 3 colonne delle quali una piena di vistose crepe e segnata dal tempo. Una tradizione messinese vuole che si fosse sostituito al pilastro di Capo Peloro, secondo un’altra versione essa era consumata dal fuoco dell’Etna, ma in entrambe le storie decise di restare sott’acqua, sorreggendo la colonna per evitare che l’isola sprofondasse. Qui, le maestre attualizzano la storia. Agnese Borsellino, infatti, dice: “La Sicilia, però continua a traballare”. E visto che Colapesce è ormai stanco, entrano gli “eroi”, quelli uccisi dalla mafia. E poi Nino Di Matteo che dice: “Non sono morto, ma ho bisogno di non rimanere da solo”. Ed ecco che i bambini scelgono la via del bene e della legalità, andando con Nino Di Matteo. Molto emozionante la frase finale, resa celebre da Falcone: “Gli uomini passano. Le idee restano. Restano le loro tensioni morali che continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

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