Il lato oscuro della Festa del Santissimo Crocifisso

Raimondo Burgio

Matita di Legno

Il lato oscuro della Festa del Santissimo Crocifisso
L'altra faccia della festa del Crocifisso

Il lato oscuro della Festa del Santissimo Crocifisso

03 Maggio 2016 - 10:02

E’ tornato con i suoi odori, con il trambusto, il senso di assedio e con tutta la gente che di solito non vedi mai. E’ il clima di festa che regna a Monreale durante i giorni che precedono il lento incedere del percolo del Santissimo Crocifisso, è il contorno che fa da cornice chiassosa ad un evento che meriterebbe un diverso contegno meno medievale.

C’è chi afferma che sia ciò “che la gente vuole… che è diversa eppure è la stessa” nella smania di fare circolare un’idea piuttosto provincialotta e di piacevole condivisione. Sempre più appare invece chiaro che si viaggia a due marce. Da una parte questo clima esterno convulso, di sequestro della città in grado di paralizzare tutti coloro i quali hanno interessi lavorativi al di fuori della stessa, e dall’altro una spinta forte verso la più concreta attenzione al fenomeno religioso e mistico del viaggio stesso. Il problema è solo dell’equilibrio tra le due cose e della eventuale scelta di mutare alcuni aspetti più o meno pop. Ritorno al concetto di medievale per meglio individuare un contesto sociale e temporale durante il quale anche le cattedrali venivano “vissute” da pellegrini e mercanti che si lasciavano andare a canti e balli e magari trovavano anche lì un giaciglio per ripararsi.

Allo stesso modo lasciamo che la nostra città, luogo della sacralità urbana e della quotidianità delle relazioni, divenga di altri che improvvisano banchettini surreali, di pessima qualità, lontani da artigianalità autoctone, da eccellenze del territorio, che molto hanno a che fare con i mercatini settimanali e poco con vera imprenditoria e originalità cui invece dovremmo mirare per portare reale cambiamento una volta per tutte. Lo sforzo di chi seleziona (e si costituisce in comitato…) dovrebbe convergere verso una filosofia che porti ad uscire da una dimensione paesana e di simil rinascimento medievale per proiettarsi verso il nuovo millennio rivolti alla sostenibilità, all’incremento dell’economia di scala locale, alla promozione di unicità e specificità del territorio.

Appena un anno fa sottolineavamo i disagi del vivere questa festa che ha molti aspetti poco piacevoli, ricordiamo interi quartieri assediati da orde di giovani che della festa fanno occasione di “sballo” e lasciano in ogni angolo tracce del loro passaggio come orde di barbari. Non sono abituato a fare populismo o facile demagogia, ma è sotto gli occhi di tutti il fenomeno di un certo alcolismo da weekend, come di una diffusa pratica di stordimento da droghe. Nonostante le ordinanze del sindaco Piero Capizzi. Appena dietro la caserma di Polizia municipale troviamo ragazzini minorenni con bottiglie di superalcolici intenti a condividere anche sostanze stupefacenti comperate a poche decine di euro. Altri luoghi sono poi battuti da piccoli gruppi di ragazzi (e nei giorni di festa il fenomeno diviene parossistico) che dopo un bel po’ di birre irrorano portoni e anfratti delle residenze altrui con urina, nella migliore delle ipotesi.

Alcuni cittadini raccontano di persone intente a “tirare cocaina” sui marmi lisci dei gradini di qualche casa e che ovviamente minacciano i residenti di non fare parola di quanto vedono. Questo ovviamente è frutto della difficoltà di controllare il territorio specie quando si dovrebbe entrare capillarmente nei vicoli e nelle adiacenze delle principali piazze. Anche quest’anno aspetteremo dunque il ritorno della festa sempre “uguale e diversa”, il rombo dei tamburi, le majorettes anni ’70 e gli sballati Eyesdown di ultima generazione.

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Un commento a “Il lato oscuro della Festa del Santissimo Crocifisso”

  1. croce pippo ha detto:

    a questo serve la festa. solo per iniziare, a chi giova una festa del crocifisso per poi …… pippo

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