Per Giuseppe Ragusa, Professore Ordinario di Economia ed Econometria presso l’Università Sapienza di Roma, “l’intelligenza artificiale risolve alcuni problemi, ne crea degli altri: il vero rischio è che non si trovi un buon bilanciamento fra i due atteggiamenti e che, quindi, le imprese non riescano a capire dove investire per massimizzarne le possibilità e finiscano poi per concentrarsi troppo sui rischi”.
Secondo Oreste Pollicino, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università Bocconi di Milano, “per non subire questa tecnologia non bisogna avere un approccio difensivista, come spesso capita, ma bisogna in qualche modo avere un approccio proattivo. In concreto vuol dire costruire una governance che metta in piedi una cornice che possa dare adito a un percorso virtuoso in azienda, in cui innanzitutto si capisce qual è l’obiettivo, come raggiungerlo, qual è la cabina di regia, chi deve fare cosa e come poter accelerare l’innovazione senza perdere il controllo”.
La sfida più grande che le aziende si troveranno a dover affrontare, per Alessandra Michelini, Amministratore Delegato di Telsy, controllata di TIM, “sarà quella di coniugare la necessità di portare innovazione all’interno dei loro processi attraverso l’intelligenza artificiale, e farlo in modo sicuro, mantenendo il controllo dell’utilizzo di questi modelli all’interno dell’organizzazione”.
Ai manager di questa nuova epoca, ha aggiunto Don Vito Impellizzeri, preside della Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” di Palermo, “chiederei non perdere il valore della coscienza come confine e di assumersi il peso del bene comune come la ragione più profonda del proprio lavoro”. Secondo Francesca Boccia, coordinatrice della Commissione Nazionale per l’Intelligenza Artificiale di Federmanager, “senza il coraggio, in quest’epoca, i manager cessano quasi immediatamente di essere tali, perchè hanno dei nuovi obblighi” di “consapevolezza”. C’è la “responsabilità di verificare che ci sia reale consapevolezza all’interno del proprio team, che ci sia un adeguato livello di delega verso l’indice del proprio team e soprattutto, visto che l’intelligenza artificiale accelera in modo esponenziale ogni valutazione”, il manager “deve essere in grado di fermarsi al momento giusto e magari anche, all’ultimo momento, essere in grado di cambiare tutto il piano”.
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