Al Vinitaly Enrica Spadafora lancia Monreale: “Senza rete non c’è enoturismo”

Mario Monte

Regione - L'intervista

Al Vinitaly Enrica Spadafora lancia Monreale: “Senza rete non c’è enoturismo”
Un potenziale enorme, che però da solo non basta

15 Aprile 2026 - 14:42

Nel pieno del caos organizzato del Vinitaly, tra stand affollati e incontri serrati, basta fermarsi un attimo a parlare di Monreale per cambiare ritmo. È proprio in questo contesto internazionale che abbiamo incontrato la nuova presidente della Strada del Vino e dei Sapori del Monrealese, Enrica Spadafora, raccogliendo una visione che va in direzione opposta alla standardizzazione dell’enoturismo. Il punto di partenza è chiaro: il territorio. Un’area ampia, che abbraccia otto comuni, con una ricchezza che va ben oltre il vino, tra siti archeologici, un riconoscimento Unesco e oltre sessanta realtà tra aziende vitivinicole e agroalimentari. Il tutto a pochi chilometri da Palermo. Un potenziale enorme, che però da solo non basta.

Il vero nodo, infatti, non è più raccontare il territorio, ma renderlo fruibile. E qui sta la prima presa di posizione netta: senza una rete concreta, l’enoturismo resta solo un’idea. Non a caso, Enrica Spadafora rifiuta il concetto stesso di difficoltà. “Non è complicato, è una sfida”, è il senso del suo approccio. Una sfida che, secondo Enrica si gioca tutta sulla capacità di mettere insieme persone prima ancora che aziende. Una visione che si traduce in un lavoro quotidiano fatto di relazioni, coordinamento e costruzione reale della rete, lontano dalle logiche “di facciata” che spesso caratterizzano questi progetti.

Sul fronte delle criticità, il quadro è altrettanto diretto. Le infrastrutture restano un limite concreto e, allo stato attuale, non risultano progetti già avviati in modo strutturato. Ed è proprio qui che emerge il passaggio più interessante: non basta promuovere, serve organizzare. L’idea è quella di lavorare su soluzioni pratiche, come servizi di collegamento tra i comuni e percorsi strutturati, capaci di rendere realmente accessibile il territorio. Perché senza accessibilità, anche il miglior racconto resta incompleto. Eppure, accanto a questo approccio operativo, resta centrale una filosofia semplice, quasi controintuitiva in un contesto sempre più veloce. Rallentare. “Quando i clienti arrivano in cantina un po’ provati dal viaggio, la prima cosa che dico è: respira, sei in campagna. E poi offro un calice di vino”. In questa immagine c’è probabilmente tutta la sintesi del progetto.

Il rapporto con le denominazioni, come la Monreale Doc, si inserisce in modo naturale in questo equilibrio: i consorzi tutelano, la Strada del Vino promuove. Due funzioni diverse, ma complementari. E manifestazioni come il Vinitaly diventano così uno strumento doppio: vetrina e, soprattutto, luogo di costruzione della rete. Perché è lì che si allargano le relazioni e si dà concretezza al progetto. Ma il punto forse più forte riguarda il rischio più attuale dell’enoturismo: l’omologazione. La risposta della nuova guida è netta: autenticità. Raccontare la verità del lavoro nelle campagne, la dimensione familiare delle aziende, la passione che sta dietro ogni bottiglia, ogni formaggio, ogni olio. Non costruire esperienze artificiali, ma far entrare il visitatore nella realtà. È questa la vera alternativa allo standard. E allora la sfida della Strada del Vino del Monrealese non è solo crescere, ma farlo senza perdere identità. Perché oggi il rischio non è restare indietro, ma diventare tutti uguali.

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