Chiese pizzo senza permesso, polizia fa luce su omicidio: boss finisce in carcere

Redazione

Palermo - Dopo 20 anni svelati i retroscena dell'omicidio Costanza

Chiese pizzo senza permesso, polizia fa luce su omicidio: boss finisce in carcere
In carcere è finito Domenico Virga, elemento di spicco della famiglia mafiosa di San Mauro Castelverde-Gangi, sarebbe il mandante dell'omicidio

19 Gennaio 2021 - 10:08

Dopo 20 anni è stata fatta luce sull’omicidio di Francesco Costanza, commesso nella strada tra San Fratello ed Acquedolci nel settembre del 2001. In carcere è finito Domenico Virga di 58 anni, elemento di spicco della famiglia mafiosa di San Mauro Castelverde-Gangi, sarebbe il mandante dell’omicidio.

Francesco Costanza fu trovato morto il 29 settembre del 2001 in Contrada Cartolari di Acquedolci, colpito da diversi colpi di arma da fuoco e poi finito a colpi di pietra al capo. L’uomo gravitava negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta ed era inserito nel contesto delle famiglie mafiose al confine tra le province di Palermo e Messina. A dare un contributo rilevante alle indagini sull’omicidio di Costanza sono state le recentissime dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Carmelo Barbagiovanni, detto “U muzzuni”, che prima dell’arresto era un elemento di spicco “dei batanesi”. Le sue rivelazioni hanno portato a Virga, che da ieri si trova nel carcere Pagliarelli a Palermo, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il collaboratore di giustizia si è autoaccusato dell’omicidio insieme a Sergio Costanzo, assassinato nel 2010 a 36 anni nelle campagne di Centuripe con diversi colpi di fucile.

Costanza sarebbe stato ucciso perché avrebbe chiesto il pizzo a ditte impegnate in lavori nel comprensorio territoriale ai confini tra le province di Palermo e Messina, alcune delle quali riferibili all’imprenditore di Bagheria Michele Aiello, ritenuto vicinissimo al capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. Le lamentele di Aiello sulle richieste di Costanza sono arrivate a Nino Giuffrè che ha chiesto a Virga di risolvere la questione. Le dichiarazioni di Barbagiovanni sono state confrontate dagli inquirenti con quelle rese, circa 20 anni prima, dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè, detto “Manuzza” e più di recente, con quelle di Carmelo Bisognano, uno dei più autorevoli rappresentanti della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto. I collaboratori hanno riferito del summit svoltosi in un casolare abbandonato a Tusa nel quale fu decisa l’eliminazione di Costanza.

Alla riunione presero parte elementi di spicco delle famiglie mafiose della zona tra le province di Palermo e Messina. Oltre Costanza, anche Domenico Virga (nipote del boss Peppino Farinella) per i palermitani, Sebastiano Rampulla (fratello del più noto Pietro, “artificiere” della strage di Capaci) per i mistrettesi, Carmelo Bisognano per i barcellonesi e Carmelo Barbagiovanni per i batanesi. I boss chiesero spiegazioni a Costanza sia in merito a somme di denaro da lui trattenute nonostante fossero destinate a famiglie mafiose palermitane, sia sulla richiesta del “pizzo” a ditte già “protette”. Le giustificazioni però non furono convincenti e i presenti al summit decisero di ucciderlo affidando l’incarico ai batanesi. Barbagiovanni, realizzò l’omicidio in concorso con Sergio Costanzo.

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