I soldi della mafia riciclati al casinò: confiscati beni per 700 mila euro

Redazione

Palermo - Palermo

I soldi della mafia riciclati al casinò: confiscati beni per 700 mila euro
Destinatario del decreto di confisca è il 54enne palermitano Giuseppe Citarda

22 Febbraio 2020 - 10:25

Il patrimonio da 700 mila euro del palermitano Giuseppe Citarda è passato nelle mani dello Stato. Questa mattina ad eseguire il provvedimento di confisca – emesso dal tribunale di Palermo – sono stati i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria del capoluogo siciliano. Ai beni in possesso di Citarda, gli investigatori sono giunti a seguito di accertamenti patrimoniali disposti dalla procura della Repubblica. Il 54enne è stato tratto in arresto nel 2006, nell’ambito dell’operazione “Saint Vincent”, unitamente ad altre 12 persone, in quanto risultava riciclare denaro di provenienza illecita, per conto della famiglia mafiosa di Villabate, mediante delle giocate effettuate presso il noto casinò (che come struttura era risultato estraneo ai fatti).

Citarda era anche considerato vicino a Gioacchino Badagliacca, elemento di spicco della famiglia mafiosa palermitana di Corso Calatafimi. Il decreto di confisca, ora divenuto definitivo, scaturisce dalle indagini economico – patrimoniali svolte dal Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo, su delega della locale procura della Repubblica, che nel 2016 portarono al sequestro del ristorante Klikò di via Roma a Palermo, nonché di rapporti finanziari e quote societarie.

“Continua – spiegano dal Comando – l’azione che la guardia di finanza palermitana svolge, nell’ambito delle indagini delegate dalla procura della Repubblica di Palermo, a contrasto dei patrimoni di origine illecita, con la duplice finalità di disarticolare in maniera radicale le organizzazioni criminali mediante l’aggressione delle ricchezze illecitamente accumulate e di liberare l’economia legale, da indebite infiltrazioni della criminalità, consentendo agli imprenditori onesti di operare in regime di leale concorrenza”.

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