Così volevano realizzare un parco fotovoltaico a Monreale illegalmente

Redazione

Cronaca - La condanna

Così volevano realizzare un parco fotovoltaico a Monreale illegalmente
Secondo l'accusa, l'impianto monrealese sarebbe stato realizzato nell'alveo di un torrente

Così volevano realizzare un parco fotovoltaico a Monreale illegalmente

18 Ottobre 2019 - 15:34

Avrebbe commesso dei falsi che avrebbero consentito il rilascio di un’autorizzazione unica concessa a una società, la Rinnova Duccotto srl, che doveva realizzare un parco fotovoltaico a Monreale. Con questa accusa l’ex sovrintendente ai Beni culturali di Palermo, Adele Mormino, è stata condannata a un anno e quattro mesi, pena sospesa. I fatti sono del 2010 ed erano coperti dalla prescrizione, alla quale l’ex dirigente della Regione Siciliana, oggi in pensione, aveva rinunciato. Stessa scelta aveva fatto un’altra dirigente, Francesca Marcenò, già in forza all’ assessorato regionale all’Industria, che però è stata assolta nel merito. Scagionati pure Sergio Aguglia e Giuseppe Roberto Pasqua, procuratore della Rinnova Duccotto, mentre Giuseppe Meli, presidente del Cda dell’azienda, e Alessia Pucci di Benisichi, che ne era la rappresentante legale, hanno fruito della prescrizione.

Il collegio presieduto da Fabrizio La Cascia ha disposto anche la cancellazione degli atti considerati falsi, l’autorizzazione unica, rilasciata a gennaio 2010 sulla base di pareri relativi alla possibilità di realizzare l’impianto. Riguardo alla Mormino, i giudici sono andati oltre le richieste del pm Claudia Ferrari, che aveva proposto otto mesi. Secondo l’accusa, l’impianto monrealese sarebbe stato realizzato nell’alveo di un torrente e senza il necessario e vincolante parere della Sovrintendenza: il progetto infatti non sarebbe stato conforme alle previsioni di un piano di finanziamenti, il Conto Energia 2, ma sarebbe passato come se fosse aderente a questi capitolati. In questo modo gli imprenditori avrebbero potuto intascare, tra il 2011 e il 2013, più di un milione di euro. Il via libera della Sovrintendenza sarebbe poi arrivato prima dell’effettivo rilascio della concessione, ma ancora una volta senza fare cenno alla vicinanza del torrente.

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