Monsignor Pennisi: “Anche la mafia si è vergognata di aver ucciso don Pino Puglisi”

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Monsignor Pennisi: “Anche la mafia si è vergognata di aver ucciso don Pino Puglisi”

Monsignor Pennisi: “Anche la mafia si è vergognata di aver ucciso don Pino Puglisi”
20 Agosto 2018 - 09:09

“Pure la stessa mafia si è vergognata di aver ucciso don Puglisi e cercò di mascherare il delitto come una rapina. Dopo il discorso di Giovanni Paolo II ad Agrigento avevano capito di non poter più scendere a patti”, sono le parole di monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, alla presentazione del libro “Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto” del giornalista Francesco Deliziosi, che si è tenuta a Terrasini.

“Nei verbali degli interrogatori dei suoi uccisori risulta come, colpendo don Pino, si volesse colpire la Chiesa. Si voleva colpire un prete scomodo, che invece di limitarsi soltanto a fare le processioni, magari facendole gestire al comitato di certi mafiosi, invece educava alla fede, educava al Vangelo – ha detto monsignor Michele Pennisi sull’omicidio di padre Puglisi -. Il 9 maggio – prosegue l’arcivescovo – c’è il discorso di Giovanni Paolo II ad Agrigento, una condanna delle stragi Falcone e Borsellino ma anche un invito ai mafiosi a convertirsi. Subito dopo, in quell’estate, vi sono stati gli attentati alle chiese a Roma, San Giovanni in Laterano, che è sede della cattedrale del Papa, e a San Giorgio al Velabro. E non sono stati a caso. La mafia in quel momento ha incominciato a capire come con la Chiesa non poteva più scendere a patti. La Chiesa era un nemico potente, per cui aveva paura ad attaccarla frontalmente, però voleva darle dei segnali. E il terzo segnale è stato dato con l’uccisione, il giorno del suo compleanno, di don Pino Puglisi”.

“E’ stata un’uccisione che la mafia ha cercato di mascherare perché la stessa mafia si vergognava di compierlo – ha continuato Pennisi -. Cercarono di fingere una rapina, fu usata una pistola di basso calibro. In realtà questo omicidio è scaturito in odio alla fede, perché don Puglisi, con il suo ministero sacerdotale di catechesi, di educazione dei bambini, di aggregazione delle famiglie, costituiva nel quartiere un contraltare alla mafia dominante. Allora i mafiosi di Brancaccio, i Graviano, hanno capito che bisognava eliminarlo. La mafia l’ha ucciso perché la logica mafiosa è incompatibile con quella del Vangelo. Don Pino diceva che noi abbiamo un Padre Nostro, per questo ha intestato il suo centro al Padre Nostro, come a dire che non abbiamo bisogno di padrini. Dire questo in quell’ambiente significava delegittimare i fratelli Graviano, delegittimare la mafia”.

Monsignor Pennisi ha anche ricordato il suo rapporto personale con Pino Puglisi: “L’ho conosciuto negli anni Ottanta quando ero rettore del seminario di Caltagirone e direttore dell’ufficio diocesano vocazioni mentre lui era responsabile dell’ufficio regionale vocazioni. E mi invitò una volta a tenere una conferenza per tutti i responsabili su questo tema: la cresima sacramento delle vocazioni cristiane. Come si vede già dal titolo, sulla pastorale vocazionale che era agli inizi ebbe delle intuizioni profetiche, oggi passate nella chiesa universale. Ho avuto modo di approfondire questa amicizia nel 1984, perché quasi per un anno, ogni sabato, ho cenato con lui. Mi recavo infatti a Palermo per coordinare l’area culturale del Convegno delle Chiese di Sicilia. Quando è stato ucciso – continua monsignor Pennidi – sono rimasto sconvolto, non credevo ai miei occhi perché lo conoscevo come un sacerdote coraggioso ma anche molto mite, con il sorriso sulle labbra. Ho ritrovato adesso il telegramma che mandai al cardinale Pappalardo all’indomani della morte: “Unito in preghiera, partecipo al dolore della Chiesa di Palermo per il vile assassinio di padre Giuseppe Puglisi, amico carissimo, annunciatore mite e coraggioso del Vangelo, perla del clero palermitano, sperando che il suo sacrificio contribuisca all’incremento delle vocazioni ecclesiali, alla diffusione della civiltà dell’amore e alla sconfitta delle barbarie mafiosa”.

La manifestazione è stata organizzata dall’associazione “Così per passione” (attiva dal 2004 a Terrasini) presieduta da Ino Cardinale che ha sottolineato come si sia trattato della centesima presentazione di un libro, una “coincidenza fortemente simbolica, trattandosi di don Pino Puglisi”.

L’associazione “Così per passione” è in questi giorni impegnata nell’organizzazione della terza edizione della festa del quotidiano Avvenire prevista dal 30 agosto al 2 settembre. E proprio Avvenire quest’anno sostiene il progetto del Centro Padre Nostro per la costruzione di un asilo nido a Brancaccio.

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