Monreale, Torre Fornace è dell’Arcidiocesi ma è in mano al Comune: ora è battaglia legale

Redazione

Cronaca

Monreale, Torre Fornace è dell’Arcidiocesi ma è in mano al Comune: ora è battaglia legale

Monreale, Torre Fornace è dell’Arcidiocesi ma è in mano al Comune: ora è battaglia legale
16 Agosto 2018 - 17:41

L’Arcidiocesi aveva avvisato il comune: o ci ridate Torre Fornace o versate gli affitti dovuti. Perché, e ne parlavamo qualche tempo fa, la questione immobili dell’Arcidiocesi in mano, in maniera illegittima, al comune di Monreale, aggiunge un altro pezzo ad un mosaico difficile e complesso da completare. Ma proviamo a fare ordine. L’Arcidiocesi, cercando di fare ordine nei propri beni immobili, aveva notato, diciamo, alcune irregolarità nella gestione di Torre Fornace. Per questo l’Arcivescovo Michele Pennisi aveva scritto al sindaco Piero Capizzi ricordandogli “chiare e determinate competenze” su alcuni immobili che in passato l’amministrazione comunale aveva ceduto a “titolo gratuito”, e che ancora oggi vengono gestite in maniera non del tutto regolare. Il riferimento era soprattutto a Torre Fornace.

Data in comodato d’uso gratuito e, a quanto pare, subaffittata in maniera irregolare. Le chiavi di questa proprietà dell’Arcidiocesi, sparirono nel 1994, durante i lavori di restauro del Complesso dell’ex-monastero di Monreale passando dalle mani dell’architetto progettista e direttore dei lavori Gaetano Renda direttamente al Comune, senza però averne il diritto. Pennisi aveva tentato, com’è nel suo stile, la pacifica risoluzione della cosa, chiedendo indietro al comune le chiavi di Torre Fornace. Dal canto suo, pare che il Comune si faccia forza con uno pseudo-documento in cui si evince il passaggio di proprietà dall’Arcidiocesi all’amministrazione di Torre Fornace. Ma l’Arcidiocesi non avrebbe mai letto questo documento. Intanto all’interno della Torre Fornace c’è quella che si definisce un’Associazione Culturale, la Sicily Music Academy, che tiene ormai da molto tempo dei corsi di musica e di canto “a pagamento”, senza aver mai avuto l’autorizzazione dell’Arcidiocesi e senza corrispondere il dovuto affitto secondo i prezzi di mercato, né al Comune (che comunque non ne avrebbe diritto, ndr) né all’Arcidiocesi, che non ha mai autorizzato l’affidamento dei locali. Ora la questione entrerà nelle aule di un Tribunale.

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