Biblioteca, Casa della Cultura o cosa?

Raimondo Burgio

Matita di Legno

Biblioteca, Casa della Cultura o cosa?

Biblioteca, Casa della Cultura o cosa?

Parto da lontano: a mio giudizio affermare l’importanza della cultura è fondamentale. Essa si nutre di personaggi, luoghi, emozioni, riflessioni, passioni, sentimenti. In un crescendo segnato unicamente dal metro della scansione temporale. Dico questo perché uno dei forzieri della cultura cittadina passa attraverso l’uso e la vitalizzazione dei suoi archivi e della biblioteca, che estromessi dalla forza di una (efficiente ma autonoma) Casa della Cultura, sono pressoché degli spazi morti e meri depositi impazziti di testi collocati alla rinfusa. Qui non possiamo fare i misteriosi e costruire degli esaltanti giochi spazio-temporali come nei romanzi più in voga del momento, ma dovremmo pensare a una pubblica fruizione e ad una organizzazione seria della biblioteca.

A scanso di equivoci lo affermerò a chiare lettere: non è un problema da imputare all’architetto Nadia Olga Granà, assessore che lavora ad altre cose e che sta sviluppando il suo progetto dedicato alla Pubblica Istruzione negli stessi locali. Casa della Cultura è altro e oggi si comprende che vive di logica dipendente e con finalità altre, anche se affini a quella di una biblioteca e di un archivio.

Mi chiedo chi sia l’entità preposta al funzionamento allora, della Biblioteca e del preziosissimo archivio storico. Ancora dopo giorni e mesi dalla riapertura, il pomeriggio non si accede. Peggio che mai, è ardire di ottenere un testo in prestito sempre che i solerti addetti riescano a trovarlo (è già successo più volte a tanti nostri lettori che si lamentano insistentemente). Abbiamo bisogno dei libri e dei documenti per la vita e per l’azione non per ritirarci a studiarli come materia fine a se stessa. Ecco perché avevo iniziato a scrivere questo articolo guardando a illustri esempi di biblioteche nel mondo, riguardando le parole di Umberto Eco quando in particolare parla dei venticinque anni di attività della biblioteca comunale di Milano (leggi qui).

Eco scherzando sul tema elabora un modello negativo, descrivendo in 21 punti come funziona una cattiva biblioteca. E pertanto vi rimando alla lettura del brano in questione, che meglio di mille mie parole potrà avvicinarvi alla triste realtà della nostra Biblioteca. Ad uso e consumo dei pigri, che non vogliono far funzionare il link sopra riportato, l’elenco dei principali “pregi” di queste biblioteche repellenti:

• Le sigle devono essere intrascrivibili, possibilmente molte, in modo che chiunque riempia la scheda non abbia mai posto per mettere l’ultima denominazione e la ritenga irrilevante, in modo che poi l’inserviente gliela possa restituire perché sia ricompilata.
• Il tempo tra richiesta e consegna dev’esser molto lungo.
• Non bisogna dare più di un libro alla volta.
• I libri consegnati dall’inserviente perché richiesti su scheda non possono essere portati in sala consultazione, cioè bisogna dividere la propria vita in due aspetti fondamentali, uno per la lettura e l’altro per la consultazione, cioè la biblioteca deve scoraggiare la lettura incrociata di pi ù libri perché provoca strabismo.
• Deve esserci possibilmente assenza totale di macchine fotocopiatrici; comunque, se ne esiste una, l’accesso dev’essere molto lungo e faticoso, la spesa superiore a quella della cartolibreria, i limiti di copiatura ridotti a non pi ù di due o tre pagine.
• Il bibliotecario deve considerare il lettore un nemico, un perdigiorno (se no sarebbe a lavorare), un ladro potenziale.
• L’ufficio consulenza dev’essere irraggiungibile.
• Il PRESTITO dev’essere scoraggiato.
• Il prestito interbibliotecario impossibile, in ogni caso deve prender mesi, in ogni caso deve esistere l’impossibilit à di conoscere cosa ci sia nelle altre biblioteche.
• In conseguenza di tutto questo i furti devono essere frequentissimi [“rarissimi” nel testo originale. N.d.R.].
• Gli orari devono assolutamente coincidere con quelli di lavoro, discussi preventivamente coi sindacati: chiusura assoluta di sabato, di domenica, la sera e alle ore dei pasti. Il maggior nemico della biblioteca è lo studente lavoratore; il migliore amico è Don Ferrante, qualcuno che ha una biblioteca in proprio, quindi che non ha bisogno di venire in biblioteca e quando muore la lascia in eredit à.
• Non deve essere possibile rifocillarsi all’interno della biblioteca in nessun modo, e in ogni caso non dev’essere possibile neanche rifocillarsi all’esterno della biblioteca senza prima aver depositato tutti i libri che si avevano in consegna, in modo da doverli poi richiedere dopo che si è preso il caffè.
• Non dev’essere possibile ritrovare il proprio libro il giorno dopo.
• Non deve esser possibile sapere chi ha inPRESTITO il libro che manca.
• Possibilmente, niente latrine.

E poi, ho messo un ultimo requisito: idealmente l’utente non dovrebbe poter entrare in biblioteca; ammesso che ci entri, usufruendo in modo puntiglioso e antipatico di un diritto che gli è stato concesso in base ai principi dell’89, ma che però non è stato ancora assimilato dalla sensibilità collettiva, in ogni caso non deve, e non dovrà mai, tranne che i rapidi attraversamenti della sala di consultazione, entrare nei penetrali degli scaffali.

Un commento a “Biblioteca, Casa della Cultura o cosa?”

  1. Rosario Lo Cicero Madè ha detto:

    Avevo proposto al Sindaco, di esporre permanentemente la mostra “Pinocchio un naso lungo centove’anni ” di Madè ma, tutto d’un fiato…unnicaperuncazzu: come al solito e da dieci anni a questa parte!
    Assessori inadeguati ed invidiosi, consulenti di basso livello e “galoppini del nulla” che s’annacano n’ta chiazza: sintesi di Monreale”

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