“Questi due giorni non sono solo un omaggio al passato, ma un ponte verso i prossimi cinquant’anni di medicina – dichiara Stefano Del Prato, Presidente di Fondazione Menarini -. Le scoperte, gli avanzamenti in campo medico di cui abbiamo parlato a Firenze non sono voci di un manuale ma la ragione per cui, oggi, milioni di persone nel mondo vivono più a lungo e meglio. A cinquant’anni dalla sua nascita, la Fondazione Menarini guarda al futuro con lo stesso spirito che ne ha animato la creazione: sostenere medici, ricercatori e studiosi attraverso congressi internazionali, pubblicazioni scientifiche e progetti educativi ad accesso libero, con un impegno sempre maggiore nei confronti delle generazioni dei nuovi medici, ricercatori e innovatori”.
In cinquant’anni di attività, la Fondazione Menarini ha promosso più di 800 congressi internazionali su discipline mediche, in collaborazione con il mondo accademico e le principali strutture ospedaliere, coinvolgendo più di 27mila relatori, con oltre 120.000 partecipanti in tutto il mondo, contribuendo alla divulgazione di conoscenze che hanno concretamente cambiato la pratica clinica quotidiana e, con essa, le prospettive di vita dei pazienti.
“Gli eventi di Fondazione Menarini hanno rappresentato per generazioni di medici e ricercatori un punto di riferimento fondamentale per l’aggiornamento professionale e lo scambio di conoscenze, contribuendo a mantenere la comunità scientifica internazionale al passo con le scoperte più recenti. L’impegno di Menarini sarà comunque sempre più rivolto alla formazione e al coinvolgimento dei giovani medici”, commenta Del Prato.
Un capitolo importante di questa storia è legato al 1977, anno in cui, grazie al sostegno della Fondazione, nacque Minuti, la prima rivista italiana interamente dedicata all’informazione scientifica medica. Ancora oggi, in collaborazione con la testata statunitense American Family Physician, la rivista raggiunge oltre 100mila medici e operatori sanitari italiani, trattando temi che spaziano dall’immunologia all’oncologia, dalla cardiologia alla neurologia, fino alle malattie metaboliche e polmonari. Con l’avvento delle nuove tecnologie, la Fondazione ha rinnovato il proprio impegno nella divulgazione, dando vita a House of Sciences, una piattaforma digitale pensata come punto di incontro per la comunità scientifica internazionale. Il progetto, articolato in diverse sezioni dedicate alla letteratura scientifica e al confronto tra gli esperti, si è rivelato particolarmente prezioso durante l’emergenza sanitaria legata al COVID-19, quando la Fondazione ha risposto tempestivamente alla necessità di informazioni mediche aggiornate e affidabili, rivolgendosi non solo agli addetti ai lavori, ma a chiunque fosse interessato ad avere informazioni autorevoli e sicure.
“In questi cinque decenni, la Fondazione Menarini ha svolto un’attività costante e autorevole per favorire lo scambio scientifico, alimentando il dialogo tra pratica clinica e mondo accademico. Una missione che continua per consolidare il ruolo di punto di riferimento per la promozione e diffusione della conoscenza medico-scientifica nel mondo, continuando a coniugare rigore nella ricerca e divulgazione accessibile”, conclude Louis J. Ignarro, Premio Nobel per la Medicina, Presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Menarini e co-presidente del congresso.
La Fondazione Menarini in occasione del Congresso “Half a Century of Medicine. Looking Towards The Future” organizzato con l’Università degli Studi di Firenze, ripercorre mezzo secolo di conquiste che hanno reso curabile metà delle malattie croniche e guarda al futuro.
Tra i tanti temi affrontati duranti il convegno, anche l’introduzione, oltre 50 anni fa, dello stenting coronarico, dell’ablazione transcatetere per la fibrillazione atriale e della terapia di resincronizzazione cardiaca. Oggi questi strumenti salvano ogni giorno migliaia di pazienti con infarto, aritmie e scompenso cardiaco. A raccontarli in prima persona, a Firenze, sono stati proprio i loro protagonisti: Josep Brugada che ha dato la propria voce alla sindrome che porta il suo nome, ordinario di cardiologia all’Università di Barcellona; Ulrich Sigwart, pioniere dello stenting coronarico e professore emerito di cardiologia all’Università di Ginevra; Cecilia Linde, tra le artefici della resincronizzazione cardiaca e Presidente della Società Europea di Cardiologia. Con loro, Filippo Crea, Presidente eletto della Società Europea di cardiologia che ha dichiarato “Il quadro del rischio cardiovascolare sta cambiando, in futuro circa la metà di casi di malattie cardiache sarà determinata da fattori diversi da quelli classici, come depressione, isolamento sociale e inquinamento atmosferico. Dobbiamo quindi ampliare lo sguardo: accanto a pressione alta, colesterolo e fumo, la prevenzione dovrà considerare sempre di più la salute mentale, le relazioni sociali e la qualità dell’aria”.
Malattie un tempo prive di soluzioni – asma grave, BPCO, ipertensione polmonare, bronchiectasie, fibrosi polmonare – sono oggi gestibili grazie a terapie biologiche mirate e a nuove strategie diagnostiche. Bartolome Celli, professore di medicina presso la Harvard Medical School di Boston, ha ripercorso cinquant’anni di conquiste in ambito respiratorio, mentre Alvar Agustì, professore di medicina all’Università di Barcellona, Fernando Martinez professore di medicina respiratoria dell’Università del Massachusetts e Gabor Kovacs, professore di medicina respiratoria della Medical Univeristy di Graz, hanno presentato gli sviluppi più recenti nella cura di patologie come la BPCO, che fino a poche decadi fa, erano spesso a esito infausto “Per la prima volta nella cura della BPCO abbiamo farmaci biologici capaci di agire sulle riacutizzazioni che sono gli eventi più temibili per la prognosi dei pazienti. Un passo importante verso la medicina di precisione anche per questa malattia”, dichiara Leonardo Fabbri, membro del comitato scientifico di Fondazione Menarini e professore emerito di medicina respiratoria all’Università di Ferrara.
Quando la Fondazione Menarini nacque, l’obesità non era ancora riconosciuta come malattia e il diabete di tipo 2 disponeva di pochissime opzioni terapeutiche. Oggi la ricerca ha aperto la strada a trattamenti multi-target e alla medicina di precisione. Michael Nauck, direttore della ricerca clinica presso la Divisione di diabetologia dell’Università della Ruhr a Bochum, e Stefano Del Prato, past-president del Forum Europeo sul Diabete, hanno fatto il punto su come stia cambiando concretamente la pratica clinica “Le molecole nate per combattere l’obesità hanno cambiato il modo di curare le malattie metaboliche in tutto il mondo. Ora, nuovi recentissimi dati suggeriscono che il loro raggio d’azione potrebbe andare più lontano, non solo proteggere cuore e vasi ma anche dalle infezioni gravi. Si tratta di risultati di grande interesse emersi in uno studio pubblicato su British Medical Journal, in pazienti con diabete di tipo2 e malattia cardiovascolare, che hanno mostrato una riduzione del 36% di ricovero per infezioni contratte fuori dall’ospedale e del 60% di mortalità infettiva. Serve tuttavia prudenza perchè la riduzione di ricovero e mortalità fa ipotizzare meccanismi biologici che andranno chiariti con ulteriori studi”, conclude Del Prato.
– Foto ufficio stampa Menarini –
(ITALPRESS).




