“Il salario minimo non basta”: la nuova linea del governo sul lavoro

Mario Monte

Dall'Italia e dal Mondo - L'intervento del ministro Calderone

“Il salario minimo non basta”: la nuova linea del governo sul lavoro
L’obiettivo dichiarato è contrastare il fenomeno della pirateria contrattuale senza introdurre una soglia salariale fissata per legge

23 Maggio 2026 - 14:20

dal nostro inviato a Roma

Il governo insiste: il salario minimo, da solo, non basta. La linea emersa al Festival del Lavoro che si chiude oggi a Roma punta invece su contrattazione collettiva, incentivi legati ai contratti maggiormente rappresentativi e una profonda revisione del sistema delle professioni, sempre più chiamato a confrontarsi con l’intelligenza artificiale e con un mercato del lavoro in rapida evoluzione. È questo il quadro delineato dalla ministra del Lavoro Marina Calderone nel corso di un punto stampa che ha toccato alcuni dei temi più delicati del dibattito politico e professionale: salario minimo, rinnovi contrattuali, pensioni e riforma degli ordini.

Rispondendo a una domanda sugli emendamenti presentati dalla Lega in materia di “salario giusto”, Calderone ha rivendicato l’impianto già delineato dal recente decreto lavoro, sostenendo che il governo abbia già dato “risposte importanti” soprattutto nella scelta di valorizzare la contrattazione collettiva come principale strumento di tutela salariale. Il passaggio politico più rilevante è proprio questo: il tentativo di sostituire il paradigma del salario minimo legale con quello di una retribuzione “giusta” ancorata ai contratti collettivi e alla rappresentatività delle parti sociali. Una linea che si collega anche al meccanismo, più volte richiamato durante il Festival, di legare incentivi e benefici pubblici ai contratti collettivi ritenuti maggiormente qualificati.

L’obiettivo dichiarato è contrastare il fenomeno della pirateria contrattuale senza introdurre una soglia salariale fissata per legge. La ministra ha comunque precisato che gli emendamenti sono ancora in fase di valutazione parlamentare e che il governo sta lavorando per mantenere coerenza con il percorso già avviato. Più prudente, invece, il passaggio sulla prossima legge di bilancio e sulle pensioni. Calderone ha spiegato che è ancora presto per comprendere quali saranno i margini della futura manovra, pur ribadendo la volontà di dare continuità agli interventi già avviati sul fronte lavoro e sul sostegno ai rinnovi contrattuali.

Ma il tema destinato probabilmente ad avere le ricadute più profonde nel medio periodo è quello delle professioni. Nel corso dell’intervento, infatti, la ministra ha collegato apertamente la stagione delle riforme professionali alla trasformazione del mercato del lavoro e all’impatto crescente dell’intelligenza artificiale. Il riferimento è ai disegni di legge che coinvolgono avvocati, commercialisti e altre categorie professionali, oltre alla revisione generale degli ordinamenti. Per il governo, le professioni “meritano una regolamentazione che tenga conto di quanto stia cambiando il mondo del lavoro”, soprattutto in una fase storica segnata dall’innovazione tecnologica e dall’ingresso dell’Intelligenza artificiale in attività sempre più qualificate.

Il punto politico è chiaro: collegare la riforma degli ordini professionali non solo a esigenze organizzative, ma anche alla necessità di ridefinire il ruolo delle professioni in un mercato profondamente diverso rispetto a quello regolato dal DPR 137 del 2012, ultimo grande intervento organico sul settore richiamato dalla stessa ministra. Dal Festival del Lavoro emerge così il tentativo di costruire una strategia complessiva: meno centralità del salario minimo legale, più peso alla contrattazione collettiva, riforma delle professioni e adattamento delle regole alla trasformazione tecnologica.

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