“Morti sul lavoro”, il Festival del Lavoro accende il dibattito: “Dietro i numeri servono competenza e responsabilità”

Mario Monte

Dall'Italia e dal Mondo - Il convegno a Roma

“Morti sul lavoro”, il Festival del Lavoro accende il dibattito: “Dietro i numeri servono competenza e responsabilità”
Nel corso del panel è stato inoltre sottolineato come l’Italia includa nelle proprie statistiche anche categorie molto ampie

22 Maggio 2026 - 15:39

dal nostro inviato a Roma

Non soltanto numeri, ma percezione pubblica, responsabilità della comunicazione e capacità di leggere correttamente fenomeni complessi. È stato questo uno dei temi centrali del panel dedicato agli infortuni sul lavoro durante il Festival del Lavoro in corso a Roma, dove relatori provenienti da Inail, Fondazione Studi e Ordine dei Giornalisti hanno affrontato il delicato rapporto tra dati statistici e racconto mediatico della sicurezza. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, che ha richiamato il ruolo dell’informazione nel trattare temi così sensibili. Un filo conduttore poi ripreso durante tutto il confronto: dietro i numeri ci sono persone, e proprio per questo dati e statistiche richiedono attenzione, competenza e contestualizzazione. Nel corso degli interventi, Mario Recupero di Inail ha insistito sul ruolo etico del giornalismo nel racconto degli incidenti sul lavoro, invitando a evitare sia il sensazionalismo sia la banalizzazione statistica del fenomeno. Criticato anche l’uso di espressioni come “fatalità” o “destino”, che rischiano di trasmettere l’idea di eventi inevitabili, mentre la prevenzione passa anche dalla comprensione corretta delle cause.

Il peso della percezione pubblica

Ampio spazio è stato dedicato all’analisi statistica illustrata da Silvia D’Amario di Inail. Dai dati mostrati durante il panel sembrerebbe emergere una forte incidenza degli infortuni in itinere e della componente stradale nei dati complessivi, elemento che secondo i relatori rischia talvolta di sovrapporsi, nella percezione pubblica, agli infortuni direttamente collegati alle condizioni dei luoghi di lavoro. Secondo quanto illustrato nel corso dell’incontro, circa un evento mortale su tre sarebbe riconducibile alla circolazione stradale, sia negli spostamenti casa-lavoro sia durante attività lavorative svolte su strada, come nel caso degli autisti. Un elemento che, secondo il panel, contribuirebbe a rendere molto più complessa la lettura del fenomeno rispetto alla percezione immediata che spesso accompagna il tema delle “morti sul lavoro”. Nel dibattito sarebbe inoltre emerso come alcuni trend mostrerebbero segnali relativamente migliori sugli infortuni direttamente collegati agli ambienti di lavoro, mentre continuerebbero a pesare soprattutto gli eventi legati alla mobilità stradale. Considerazioni che, secondo i relatori, richiederebbero prudenza nell’interpretazione dei dati aggregati.

Scuola, mobilità e malattie professionali: leggere i dati oltre il numero

Tra i dati richiamati durante il panel anche quelli relativi agli infortuni scolastici, che secondo quanto illustrato mostrerebbero un andamento in miglioramento rispetto al passato nonostante l’ampliamento delle attività oggi ricomprese nelle tutele assicurative, dalle palestre alle gite scolastiche. Un altro passaggio affrontato ha riguardato invece le malattie professionali. L’aumento delle denunce, secondo quanto spiegato durante il confronto, non andrebbe letto automaticamente come peggioramento delle condizioni lavorative, ma anche come possibile effetto dell’ampliamento delle tutele normative, dell’inserimento di nuove malattie tabellate e di una maggiore consapevolezza sia da parte dei lavoratori sia del personale medico. Nel corso del panel è stato inoltre sottolineato come l’Italia includa nelle proprie statistiche anche categorie molto ampie, dagli infortuni scolastici agli eventi in itinere, elemento che renderebbe complesso il confronto immediato con altri sistemi europei se privo di adeguata contestualizzazione. Secondo le elaborazioni illustrate durante il panel, il fenomeno italiano degli infortuni risulterebbe, sotto alcuni profili, inferiore alla media europea, pur a fronte di una percezione pubblica spesso molto più allarmata.

Il ruolo del giornalismo tra dati e responsabilità

Proprio sul tema della percezione si sono concentrate diverse riflessioni dei relatori. Ester Dini, responsabile dell’Ufficio Studi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, ha evidenziato il ruolo della Fondazione come soggetto intermedio tra dati statistici e comunicazione pubblica, richiamando il rischio che una lettura superficiale o eccessivamente semplificata possa alterare la comprensione reale del fenomeno. Più volte i relatori hanno richiamato il rischio di rincorrere il dato più forte o il titolo più d’impatto sacrificando la complessità del fenomeno. Secondo quanto emerso nel dibattito, il problema non sarebbe soltanto avere accesso ai numeri, ma comprenderne davvero il significato, distinguendo tra contesti territoriali, categorie assicurative, evoluzione normativa e modalità di raccolta dei dati. Il panel si è così trasformato in una riflessione più ampia sul ruolo del giornalismo e dei comunicatori nell’epoca della disintermediazione delle informazioni. Un ruolo che, secondo gli interventi, richiede oggi ancora più competenza e responsabilità nel trasformare i dati in informazione comprensibile senza alterarne il significato. A chiudere il confronto è stato ancora il richiamo di Carlo Bartoli alla dimensione umana del fenomeno: la statistica aggrega i dati, ma dietro quei numeri restano persone, storie e vite reali.

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