Giorgio Chiarello al Vinitaly con Monreale nel cuore: “Nei miei cocktail i profumi della Conca d’Oro”

Mario Monte

Regione - L'intervista

Giorgio Chiarello al Vinitaly con Monreale nel cuore: “Nei miei cocktail i profumi della Conca d’Oro”
Alla kermesse veronese la mixology non è più ospite, è protagonista. E per molti compaesani, vederlo qui, in mezzo ai grandi nomi del vino, è motivo di orgoglio autentico

16 Aprile 2026 - 09:23

Al Vinitaly, nel tempio mondiale del vino, c’è un monrealese che si prende la scena a colpi di shaker, tecnica e identità. È Giorgio Chiarello, bartender di fama internazionale, che tra bottiglie che “volano” e cocktail costruiti con precisione chirurgica sta dimostrando una cosa semplice, ma fino a poco tempo fa impensabile, la mixology non è più ospite, è protagonista. E per molti compaesani, vederlo qui, in mezzo ai grandi nomi del vino, è motivo di orgoglio autentico. La sua presenza non è solo spettacolo. È il segno concreto di un cambiamento che sta attraversando il settore. “Fino a qualche anno fa pensare alla mixology al Vinitaly sembrava quasi un azzardo – racconta – Oggi invece la percezione è completamente cambiata. Non siamo più un intruso, ma un alleato del vino”.

Dietro il bancone, Chiarello lavora come Brand Ambassador per Sant’Orsola e ogni giorno dimostra quanto il dialogo tra cantina e bar possa diventare un’opportunità reale. “Portare un vino dentro un cocktail significa aprire quel prodotto a un pubblico nuovo, più giovane, più dinamico. Qui al Vinitaly stiamo dimostrando che questi due mondi possono parlare la stessa lingua”. La contaminazione tra vino e cocktail, spesso vista con diffidenza dai puristi, è ormai qualcosa di più profondo. “Non è una tendenza passeggera, è un’evoluzione culturale. Il vino nei drink è sempre esistito, ma oggi lo utilizziamo con una consapevolezza tecnica diversa. Acidità, tannini, profumi… sono elementi che permettono di costruire cocktail più complessi e interessanti”. C’è anche un altro elemento decisivo, la richiesta crescente di drink a bassa gradazione. “I cosiddetti low Abvsono sempre più richiesti, e il vino è perfetto per questo. Con una buona bollicina puoi dare freschezza ed eleganza senza appesantire”. L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL VIDEO

Qui al Vinitaly il segnale è ormai chiaro. La mixology ha vinto la sua sfida. Non è più un linguaggio parallelo, ma uno strumento con cui il vino può evolversi e parlare a un pubblico diverso. E forse bisogna iniziare a dirlo senza troppi giri di parole, il vino da solo oggi rischia di non bastare più per intercettare le nuove generazioni. È proprio in questo spazio che figure come Chiarello diventano centrali. Non solo bartender, ma interpreti contemporanei del gusto, capaci di tradurre il vino in un racconto più accessibile, più dinamico, più vicino a chi si avvicina al bere con curiosità ma senza rigidità. Le sue spettacolari doti di bartender acrobatico sono il primo richiamo, ma non bastano da sole. “Il flair è la scintilla, serve a fermare le persone. In una fiera come questa è fondamentale. Ma poi il pubblico vuole sostanza”. E la sostanza è tecnica, precisione, identità. “Lo spettacolo dura pochi secondi. Se il drink non è eccellente, l’acrobazia non serve a nulla. Io uso lo show per invitare le persone nel mio mondo, ma è la qualità che le fa restare”.

Quando si parla di casa, il racconto cambia tono. Monreale diventa ingrediente. “Partirei dagli agrumi e dalla zagara. Sono i profumi della Conca d’Oro, sono la mia infanzia”. Un’idea che ha già preso forma nel suo locale, il “Vibe”, sull’isola di Vulcano. Un drink che è un omaggio dichiarato alla Sicilia, costruito su un distillato di agave siciliana dal carattere deciso, un liquore alla zagara, un cordiale artigianale al limone fresco e una sottile nota salina data dalla polvere di capperi. “È un cocktail fresco, mediterraneo. Lo chiudo sempre con un top di bollicine, per dare eleganza e vivacità”. Un racconto liquido che unisce idealmente la collina monrealese al mare delle Eolie.

Il percorso di Chiarello non conosce pause. Conclusa l’esperienza al Vinitaly, il prossimo appuntamento è già fissato a Miami, per una serie di eventi internazionali. Nel frattempo cresce anche il lato imprenditoriale, con l’apertura di una nuova società a Barcellona specializzata in eventi e cocktail catering di alto livello, mentre in Italia continuano le collaborazioni con importanti realtà del settore. Senza dimenticare il suo locale Vibe a Vulcano, sempre più punto di riferimento per una mixology contemporanea e identitaria. “La direzione è chiara, voglio una mixology più accessibile, più elegante, più consapevole. Meno artifici, più verità nel gusto. Il futuro è la semplicità, ma portata alla perfezione”. E mentre il mondo lo porta lontano, una cosa resta evidente. Il futuro del vino, forse, non sarà solo nella bottiglia. Sarà anche nel bicchiere di un cocktail, nelle mani di chi sa raccontarlo in modo nuovo.

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