La riforma del catechismo e dei percorsi di preparazione ai sacramenti coinvolge anche l’Arcidiocesi di Monreale. Dopo le polemiche suscitate dalle scelte della diocesi di Palermo, anche la Chiesa monrealese guarda a un possibile cambiamento delle modalità di preparazione alla prima comunione e alla cresima, puntando su un percorso di fede che non sia legato esclusivamente all’età dei bambini. A intervenire nel dibattito è l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, che, in un articolo pubblicato dal Giornale di Sicilia, chiarisce la posizione della diocesi e indica la strada da seguire.
“Non è importante su per sé il Cammino sinodale delle Chiese in Italia giungendo, alla fine, a una scelta concreta. Una scelta che ha come scopo di introdurre alla bellezza e alla gioia del vivere da discepoli di Gesù. Non una vita cristiana fatta di vuota ritualità, di orpelli più o meno preziosi, di abitudini che obbediscono al “si è sempre fatto così” ma una vita autenticamente cristiana”. Il messaggio dell’arcivescovo è chiaro: l’obiettivo non deve essere soltanto accompagnare bambini e ragazzi alla celebrazione dei sacramenti, ma costruire un autentico percorso di formazione cristiana, capace di coinvolgere le famiglie e le comunità parrocchiali.
Isacchi ricorda che la riflessione sul rinnovamento del catechismo non nasce oggi.”«Già la Chiesa di Monreale sta portando avanti questa riflessione e che, da due anni, abbiamo avviato un percorso di revisione dell’iniziazione cristiana dei fanciulli”. Un lavoro che si inserisce nel più ampio confronto nazionale sul futuro della catechesi e che, secondo l’arcivescovo, richiede anche un cambiamento culturale. “Da questo cammino e dal confronto – continua – è emersa la necessità di una necessaria formazione degli adulti che pare abbiano perso di vista il senso di essere cristiani, riducendo a gesti e riti di cui non conoscono il significato”.
Un passaggio centrale riguarda proprio il ruolo delle famiglie. La preparazione alla prima comunione e alla cresima non può essere considerata un semplice adempimento, né un percorso che si conclude automaticamente al raggiungimento di una determinata età. Sul dibattito che ha accompagnato le scelte della diocesi di Palermo, culminato anche in un sit-in di protesta davanti alla Cattedrale, Isacchi invita a distinguere tra la necessità del cambiamento e le modalità con cui questo viene introdotto. “Di certo l’impostazione di Palermo, a mio giudizio, può essere molto efficace per chi l’accoglie”, osserva l’arcivescovo, sottolineando come anche le polemiche confermino la necessità di affrontare una riflessione approfondita.
Per quanto riguarda Monreale, tuttavia, la strada non sarà necessariamente quella di replicare il modello palermitano. “Monreale giungerà a fare scelte concrete di cambiamento dei percorsi di iniziazione cristiana dei fanciulli ma non so dire, oggi, quali scelte faremo e in quali forme”, conclude Isacchi. La diocesi monrealese si prepara dunque a una possibile revisione del catechismo, con l’obiettivo di superare una concezione dei sacramenti legata soltanto a scadenze anagrafiche e consuetudini, privilegiando invece la maturazione personale della fede e il coinvolgimento delle famiglie.




