Nuovi sviluppi nel processo per la strage di Monreale, nella quale persero la vita Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvatore Turdo, uccisi nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2025. Durante l’ultima udienza davanti alla Corte d’assise di Palermo, presieduta da Angelo Pellino, uno dei testimoni ha modificato la versione dei fatti fornita agli investigatori nei giorni successivi alla tragedia, provocando momenti di tensione in aula. Come racconta Fabio Geraci sul Giornale di Sicilia, al centro dell’udienza è finita la testimonianza di Gaetano Di Cofano, giovane monrealese e compaesano delle vittime, che ha ritrattato un passaggio significativo delle dichiarazioni rese ai carabinieri il 7 maggio 2025, appena dieci giorni dopo la strage.
In quella circostanza, Di Cofano aveva riferito di avere visto una Bmw Gs allontanarsi con due giovani a bordo, mentre il passeggero avrebbe esploso alcuni colpi di pistola in aria. La moto, secondo il racconto iniziale, sarebbe transitata nei pressi del ristorante Bricco e Bracco, proseguendo poi in direzione Palermo.
Davanti ai giudici, però, il testimone ha cambiato versione, sostenendo di non avere assistito agli spari. “Allora ero confuso, oggi no”, ha dichiarato, prendendo così le distanze da quanto riferito durante le indagini. Una ricostruzione differente che ha suscitato tensioni nel corso del dibattimento, nel quale sono imputati Salvatore Calvaruso, Mattias Conti e Samuel Acquisto, i tre giovani del quartiere Zen di Palermo accusati della strage.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, sostenuta dai pubblici ministeri Luisa Vittoria Campanile e Maurizio Bonaccorso, a sparare sarebbero stati Calvaruso e Conti, mentre Acquisto avrebbe incitato il primo ad aprire il fuoco. Nelle dichiarazioni rese inizialmente agli investigatori, Di Cofano aveva anche fornito alcuni particolari sulle persone a bordo della moto, descrivendo il conducente come un giovane di corporatura robusta, con un casco Momo Design. Non era invece riuscito a descrivere il passeggero, precisando di non essere in grado di riconoscere nessuno dei due. Un altro elemento emerso durante l’udienza riguarda il timore manifestato dal testimone al momento delle prime dichiarazioni. Di Cofano, infatti, aveva rifiutato che le sue parole venissero registrate, spiegando di temere possibili ripercussioni.
Nel corso dell’udienza è stata ascoltata anche Miriam Ben Abdelaali, giovane che considerava Salvatore Turdo il suo migliore amico. La ragazza ha ricordato il carattere della vittima, descrivendolo come una “testa calda” e riferendo una frase che il giovane avrebbe pronunciato prima dello scontro: “Stasera faccio sciarra”, espressione dialettale che significa avere intenzione di litigare con qualcuno. Parole che, secondo quanto riportato dal Giornale di Sicilia, hanno contribuito a riaccendere la tensione in aula. La testimone ha comunque voluto precisare che Salvatore era una persona buona, sempre pronta ad aiutare gli altri. Il processo prosegue dunque tra testimonianze, ricostruzioni e dichiarazioni che la Corte sarà chiamata a valutare per accertare le responsabilità nella sparatoria che ha sconvolto Monreale e provocato la morte dei tre giovani.




