Trentasette anni fa l’omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio: “Custodire la memoria”

Redazione

Palermo - L'anniversario

Trentasette anni fa l’omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio: “Custodire la memoria”
Agostino e la moglie Ida, che era incinta di una bambina, vennero assassinati davanti al cancello della casa di famiglia

05 Agosto 2026 - 10:20

La Polizia di Stato ricorda l’agente Antonino Agostino e la moglie Ida Castelluccio, nel giorno del 37esimo anniversario della loro uccisione. Alla presenza di autorità civili e militari e dei parenti delle vittime, presso la stele commemorativa, sul lungomare “Cristoforo Colombo” di Carini, il Questore di Palermo ha deposto una Corona d’alloro a nome del Capo della Polizia Vittorio Pisani. A seguire, una messa presso la Cappella della Caserma “Pietro Lungaro”, officiata dal Cappellano della Polizia di Stato, Don Massimiliano Purpura.

Il 5 agosto 1989 Agostino, era a Villagrazia di Carini con la moglie, incinta di due mesi per festeggiare i 18 anni della sorella al villino dei genitori sul lungomare Colombo, e per l’occasione aveva comunicato di aspettare un figlio. Verso le 19.40, prima di andarsene, i coniugi andarono dal vicino per fargli vedere l’album di nozze quando arrivò una moto con due persone che iniziarono a sparare. Antonino fece in tempo ad aprire il cancello e fare da scudo alla moglie. Colpito da vari proiettili morì all’istante. Ida urlò che stavano uccidendo il marito e da terra li affrontò “vi conosco”. Uno dei due le sparò al cuore. Al funerale erano erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Proprio Falcone disse al suo amico commissario Saverio Montalbano: “Io a quel ragazzo devo la vita”. Non si è mai scoperta la verità sull’omicidio.

Secondo una delle ipotesi Antonino Agostino stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura al giudice Falcone del 21 giugno 1989, quando alcuni agenti di scorta trovarono su una spiaggia dell’Addaura un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. In quella stessa spiaggia si trovava la villa di Giovanni Falcone, obiettivo del fallito attentato. Agostino forse, aveva scoperto qualcosa di importante. Un altro filone indica come movente il fatto che egli avesse visto tutori dell’ordine, forse dei servizi segreti, in compagnia di mafiosi. Attualmente i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Agostino e della Castelluccio sono ignoti. Il papà di Antonino, Vincenzo Agostino (morto nel 2024), dal giorno dell’omicidio non si è più tagliato la barba come forma di protesta contro l’occultamento della verità sulla morte del figlio e della nuora. Infatti raccontò diverse volte che prima dell’omicidio del figlio ricevette la visita di due uomini, di cui uno biondo con la faccia butterata, che cercavano il figlio, qualificandosi come “colleghi”. A ottobre 2023 è stata confermata in appello la condanna all’ergastolo per il boss Nino Madonia, che ha scelto l’abbreviato e si è sempre dichiarato innocente. Il processo in ordinario a carico di altri due imputati, il boss Gaetano Scotto e un amico dell’agente ucciso, Francesco Paolo Rizzuto (che è accusato solo di favoreggiamento), è invece ancora in corso davanti alla Corte d’Assise.

Le dichiarazioni

“Oggi ricorre il 37esimo anniversario dell’uccisione dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio. A 37 anni da quel tragico 5 agosto 1989, il loro ricordo resta vivo nella memoria della Sicilia. Ricordare Agostino e Castelluccio significa rinnovare l’impegno delle istituzioni per la verità, la giustizia e la legalità. La Regione Siciliana è vicina alle loro famiglie e a quanti, in questi anni, hanno continuato a chiedere piena verità su quella tragica vicenda”. Così sui social il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

“Oggi Palermo ricorda Nino Agostino e Ida Castelluccio, assassinati dalla mafia il 5 agosto 1989. Ricordarli significa riaffermare il valore di due giovani vite spezzate dalla violenza mafiosa e il dovere delle istituzioni di continuare a cercare tutta la verità. In questo anniversario il nostro pensiero va anche a Vincenzo Agostino, che ha dedicato il resto della sua vita a chiedere giustizia per suo figlio ed è diventato il simbolo di una ricerca instancabile e di una dignità che ha parlato all’intero Paese. Oggi sentiamo il dovere di dire che Palermo non dimentica. Onorare Nino, Ida e l’esempio di Vincenzo Agostino significa custodire una memoria che ci richiama, ogni giorno, alla responsabilità, alla giustizia e al rifiuto di ogni forma di mafia”. Le parole del sindaco di Palermo Roberto Lagalla.

“Sono passati 37 anni da quel giorno maledetto in cui la mia vita è cambiata per sempre – afferma la sorella Flora Agostino -, quando mio fratello Nino e mia cognata Ida mi sono stati strappati via, barbaramente trucidati davanti ai miei occhi. Sento ancora il peso di quegli istanti, le mie mani che cercavano invano di fermare il sangue di Nino, mentre lui esalava l’ultimo respiro tra le mie braccia”.

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