“Convertitevi e costituitevi”: il duro appello del vescovo Isacchi ai responsabili degli incendi

Redazione

Cronaca - Il messaggio

“Convertitevi e costituitevi”: il duro appello del vescovo Isacchi ai responsabili degli incendi

24 Luglio 2026 - 14:01

Un messaggio di vicinanza alle comunità colpite dagli incendi, un ringraziamento a chi ha lottato contro le fiamme e un durissimo appello a chi quei roghi li ha provocati. È il contenuto della lettera pastorale diffusa dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi Gualtiero Isacchi), all’indomani dei devastanti incendi che hanno colpito il territorio dell’arcidiocesi. Il titolo scelto, “Dal silenzio all’impegno”, richiama la necessità di trasformare il dolore per quanto accaduto in una responsabilità condivisa verso il futuro. Il pensiero del presule è rivolto innanzitutto alle famiglie che hanno perso case, terreni e attività. “Coraggio”, scrive il vescovo, citando il Libro di Ester, e ricordando le popolazioni di Pioppo, Montelepre, San Giuseppe Jato, San Cipirello, Altofonte e delle contrade di Tagliavia, tra le aree maggiormente colpite dai roghi. Tra le immagini che più lo hanno colpito, quella di un’abitazione completamente distrutta dalle fiamme accompagnata dalla frase: “Questa era la nostra casa“.

Per l’arcivescovo quel messaggio racchiude il dramma di chi vede improvvisamente cancellata la propria quotidianità e fatica persino a immaginare il futuro. Alla popolazione assicura la vicinanza della Chiesa monrealese, che si dice pronta a sostenere concretamente le persone colpite. Un sentito ringraziamento viene poi rivolto ai Vigili del Fuoco, al Corpo Forestale, alle Forze dell’Ordine, alla Protezione civile, alle associazioni di volontariato e ai tanti cittadini che hanno affrontato il fuoco per difendere persone, abitazioni e territorio. Ma è nei confronti degli autori degli incendi che il messaggio assume i toni più severi. “Convertitevi“, scrive il vescovo, richiamando il celebre appello lanciato da San Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento nel 1993. “Avete ucciso la vegetazione, gli animali e anche le persone. Avete trasgredito la legge umana e anche quella divina”, afferma, invitando i responsabili a fermarsi, costituirsi e chiedere aiuto, definendoli “pericolosi per sé stessi e per la società”.

L’ultima parte della riflessione è rivolta all’intera comunità. Per il vescovo gli incendi non rappresentano soltanto un problema ambientale, ma anche una questione sociale e civile che rischia di alimentare sfiducia nelle giovani generazioni. “Quando brucia un angolo di Sicilia, bruciamo tutti – osserva – perché insieme al creato brucia anche la nostra speranza”. Riprendendo una riflessione del capo della Protezione civile regionale, l’arcivescovo evidenzia come quella degli incendi sia ormai “non più soltanto una questione di prevenzione e lotta al fuoco, ma anche di ordine pubblico”. Da qui l’invito alla Chiesa e alla società civile a investire nella formazione delle nuove generazioni, promuovendo una cultura della legalità, del rispetto del creato e della responsabilità collettiva. Il messaggio si conclude con un richiamo alla speranza, affidato alle parole di Papa Leone XIV tratte dall’enciclica Magnifica Humanitas, e con l’invocazione alla Madonna perché accompagni il cammino delle comunità ferite verso una rinascita fondata sul Vangelo e sulla cura del bene comune.

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