A 47 anni dall’uccisione del capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano, ucciso il 21 luglio del 1979, la Questura ha ricordato la figura del funzionario della Polizia di Stato che, ancora oggi è un esempio di rigore ed intransigenza nei confronti della prevaricazione mafiosa. Il Questore di Palermo ha deposto una Corona di alloro presso il luogo dell’attentato, in via Francesco Paolo Di Blasi, alla presenza delle autorità e dei familiari di Giuliano. A seguire, è stata celebrata una Santa Messa presso la Cappella ubicata all’interno della caserma “Lungaro”, officiata dal Cappellano della Polizia di Stato palermitana, don Massimiliano Purpura.

Figura simbolo della lotta alla criminalità organizzata e punto di riferimento ancora oggi per intere generazioni di poliziotti, Giuliano fu assassinato mentre stava prendendo un caffè in un bar di via Francesco Paolo Di Blasi. Un attentato vigliacco, che pose fine alla vita di un investigatore brillante e coraggioso, noto per il suo rigore professionale e la determinazione con cui combatteva la mafia.
Il sindaco Roberto Lagalla ha ricordato – durante la cerimonia sul luogo dell’omicidio – la figura del poliziotto, sottolineandone il contributo nella lotta alla criminalità organizzata e il valore del suo esempio per le nuove generazioni.
“Abbiamo reso omaggio a un servitore dello Stato che ha pagato con la vita il coraggio, il rigore e la determinazione con cui ha combattuto la mafia”, ha dichiarato il primo cittadino, ricordando come Giuliano sia stato un investigatore innovativo, tra i primi a basare le indagini sull’analisi dei flussi finanziari e sulla ricostruzione delle reti criminali.
Lagalla ha evidenziato anche la capacità del funzionario di polizia di intuire con largo anticipo la dimensione internazionale degli interessi di Cosa nostra, in particolare i legami con il traffico di droga e il riciclaggio di denaro. Per il sindaco, ricordare Boris Giuliano significa non solo rendere omaggio al suo sacrificio, ma anche riaffermare il valore della legalità e dell’impegno delle donne e degli uomini dello Stato nella lotta alle mafie. “Palermo custodisce con gratitudine la sua memoria – ha concluso – e rinnova l’impegno a trasmettere alle giovani generazioni il significato del suo esempio e del suo altissimo senso del dovere”.
In rappresentanza dell’Ars era presente l’onorevole Marco Intravaia, componente della Commissione Regionale Antimafia, delegato a rappresentare l’Assemblea Regionale Siciliana nella cerimonia commemorativa. Intravaia ha partecipato alla messa in suffragio che si è svolta nella cappella della caserma Lungaro, alla presenza della famiglia e delle autorità militari.
“Sono trascorsi 47 anni dal barbaro assassinio di Boris Giuliano. Anche quest’anno ho deposto, in rappresentanza dell’Ars, insieme alle altre autorità e ai familiari, una corona d’alloro sulla lapide commemorativa del suo sacrificio – ha detto Intravaia -. La città e le Istituzioni non dimenticano un fedele servitore dello Stato, colpito vilmente alle spalle. Il coraggio con cui intraprese una dura lotta alla mafia da capo della Mobile di Palermo, consapevole dei rischi che correva, è ancora oggi un esempio per tutti, per chi contrasta la criminalità organizzata sul campo e per chi è chiamato a compiere il proprio impegno quotidiano sia nelle istituzioni che nella società civile”.




