Grisì, maltrattamenti alla moglie incinta e davanti al figlio neonato: condannato a 2 anni e 6 mesi

Redazione

Cronaca - La sentenza

Grisì, maltrattamenti alla moglie incinta e davanti al figlio neonato: condannato a 2 anni e 6 mesi
In un episodio, l’imputato avrebbe afferrato la donna per il collo tentando di strangolarla e minacciandola di morte

16 Aprile 2026 - 19:11

La Seconda Sezione Penale del tribunale di Palermo ha condannato in via definitiva un uomo, alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie. I fatti sono stati aggravati dalla circostanza che le violenze sarebbero avvenute durante la gravidanza della donna e alla presenza del figlio neonato.

Gli episodi risalgono al periodo compreso tra giugno 2015 e marzo 2016, nei territori di Grisì e Camporeale. Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo, originario di Alcamo, avrebbe iniziato sin dai primi mesi di convivenza – dopo il matrimonio celebrato nell’aprile 2015 – a mettere in atto comportamenti violenti e vessatori, tra insulti, minacce e aggressioni fisiche.

La situazione sarebbe degenerata nei primi mesi del 2016. In un episodio, durante una discussione legata alla richiesta di separazione, l’imputato avrebbe afferrato la donna per il collo tentando di strangolarla e minacciandola di morte. In un’altra occasione, avrebbe minacciato la moglie e il figlio di appena tre mesi con un coltello, dopo il rifiuto della donna di avere un rapporto sessuale. Pochi giorni dopo, la vittima è riuscita a lasciare l’abitazione e a sporgere denuncia, dando così avvio al procedimento penale.

Il processo, iniziato nel dicembre 2017, si è svolto davanti al giudice monocratico del tribunale di Palermo in assenza dell’imputato, che non si è mai presentato alle udienze pur essendo assistito da diversi legali nel corso degli anni. Determinante è stata la testimonianza della vittima, ritenuta dal giudice coerente e dettagliata. Il tribunale ha inoltre valorizzato le deposizioni dei familiari che, pur non avendo assistito direttamente alle violenze, hanno riferito di un contesto familiare caratterizzato da tensioni continue, urla e segnali evidenti di maltrattamenti.

Secondo quanto ricostruito in sentenza, non si sarebbe trattato di episodi isolati, ma di una condotta sistematica e prolungata nel tempo, messa in atto con piena consapevolezza e con l’intento di mortificare la dignità della donna. Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento del danno morale in favore della vittima, quantificato in 6.000 euro, oltre al pagamento delle spese legali, liquidate in 2.050 euro. La pena detentiva sarà eseguita a partire dal prossimo mese di maggio. Nel frattempo, in sede civile, la donna ha ottenuto la separazione dall’uomo e l’affidamento esclusivo del figlio minore.

I legali della parte civile spiegano che “il percorso processuale è stato portato avanti con continità nonostante le difficoltà, fino al raggiungimento del risultato odierno. Esprimiamo soddisfazione per l’esito del giudizio, che riconosce le ragioni della nostra assistita e restituisce giustizia a una vicenda particolarmente grave”.

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