eToro: aumentano gli investimenti, ma a quanto ammontano le tasse?

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eToro: aumentano gli investimenti, ma a quanto ammontano le tasse?
La crescita di oltre 5 milioni di nuovi clienti, con entrate più che raddoppiate nell’anno appena concluso, evidenziano il forte appeal esercitato da eToro

eToro: aumentano gli investimenti, ma a quanto ammontano le tasse?

27 Gennaio 2021 - 15:32

Tra i broker di trading online eToro si conferma ai vertici del settore, con un forte aumento dei clienti e dei volumi registrato nel 2020. I risultati estremamente positivi della società con sede in Israele, autorizzata CySEC e FCA, dovrebbero portare il broker in Borsa nel 2021, infatti è prevista la IPO di eToro con una valutazione di mercato che potrebbe aggirarsi intorno ai 5 miliardi di euro.

La crescita di oltre 5 milioni di nuovi clienti, con entrate più che raddoppiate nell’anno appena concluso, evidenziano il forte appeal esercitato da eToro fra i trader, specialmente per quanto riguarda i piccoli investitori alle prime armi. Ad ogni modo, prima di scegliere questo broker per fare trading online è importante analizzare tutti i servizi proposti, tra cui uno degli aspetti principali è legato alla tassazione con eToro.

Come si pagano le tasse sul trading online con eToro

Come spiegato nel dettaglio dagli esperti di InvestinGoal, le tasse su etoro si pagano in modo autonomo in quanto si tratta di un broker straniero con sede all’estero, quindi non opera secondo la modalità del sostituto d’imposta. In pratica, la società israeliana riconosce al trader la possibilità di ritirare i proventi lordi dell’attività finanziaria, dopodiché è in singolo cliente a dover versare le imposte tramite la dichiarazione dei redditi.

Le tasse dunque si pagano sulle plusvalenze ottenute nell’anno fiscale precedente, perciò nei primi mesi del 2021 vanno saldate le imposte dovute sui guadagni registrati nel 2020 con il trading online. Nonostante l’operazione sia a carico dell’investitore, eToro mette comunque a disposizione dei servizi utili per agevolare i suoi clienti, tra cui report dettagliati sulle posizioni realizzate durante l’anno, semplificando il calcolo delle plusvalenze e delle minusvalenze.

Un’eccezione sono invece i dividendi, sui quali il broker applica già una ritenuta fiscale pari al 30%, riconosciuta sui profitti provenienti dalle azioni USA e dagli ETF. Tuttavia l’imposizione fiscale varia in base alle normative presenti in ogni Paese, per questo motivo troviamo una ritenuta pari a zero nel Regno Unito, mentre in Italia è del 26% e in Svizzera arriva al 35%.

Ad ogni modo, sul sito web ufficiale di eToro è disponibile un servizio automatizzato molto utile, attraverso il quale ottenere informazioni specifiche sulla tassazione dei compensi derivati dall’attività finanziaria. In alternativa è possibile chattare con un operatore del broker, oppure contattare il servizio di assistenza aprendo un ticket. Naturalmente è importante rivolgersi sempre a un professionista qualificato, un commercialista esperto o un CAF per ricevere supporto sul pagamento dei proventi finanziari.

Quando bisogna pagare le tasse nel trading online

Senza dubbio il pagamento delle tasse non è la priorità di un trader quando si investe sui mercati finanziari, tuttavia l’obiettivo di ogni investitore è realizzare dei profitti, quindi se tutto procede al meglio prima o poi arriva il momento di regolarizzare i guadagni ottenuti. In questo caso bisogna specificare che le imposte sono dovute soltanto sulle plusvalenze, perciò sui compensi realizzati attraverso gli investimenti, mentre sulle minusvalenze non bisogna pagare nulla.

In particolare, se alla fine dell’anno si realizza un guadagno questo deve essere tassato, altrimenti se si registra una perdita non bisogna versare nulla all’erario. In alcuni casi le minusvalenze possono anche essere recuperate, comunque è necessario registrarle seguendo le indicazioni del proprio commercialista. Ad esempio, chi apre un conto di trading con 1.000 euro, e dopo un anno ha sul conto un importo uguale o inferiore a questa cifra, non è soggetto al pagamento di imposte sulle rendite finanziarie.

In caso contrario, se dopo la chiusura dell’anno ha ottenuto profitti che hanno incrementato i mille euro iniziali, ciò significa che è necessario dichiarare questi proventi e pagarci sopra le tasse. Naturalmente alcune situazioni sono più complesse da gestire, come portafogli ibridi, dividendi italiani ed esteri e operazioni con i CFD nel Forex, per questo motivo l’opzione migliore rimane l’assistenza contabile da parte di un commercialista specializzato.

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