L’inchiesta sul traffico di rifiuti: i nomi degli indagati. C’è anche un monrealese

Redazione

Cronaca

L’inchiesta sul traffico di rifiuti: i nomi degli indagati. C’è anche un monrealese

L’inchiesta sul traffico di rifiuti: i nomi degli indagati. C’è anche un monrealese
31 Gennaio 2019 - 10:17

Secondo gli investigatori tonnellate di rifiuti pericolosi sono stati classificati come normali per agevolare il trasporto lontano dalla Sicilia e lo smaltimento in uno stabilimento in provincia di Mantova che non era autorizzato al trattamento. Nove gli indagati che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini firmato dai pubblici ministeri di Palermo.

Secondo la ricostruzione della Procura e dei carabinieri forestali di Palermo, i rifiuti provenienti da alcuni Comuni della provincia di Palermo, finivano nell’impianto della Sereco a Casteldaccia. Indagati ci sono l’amministratore unico, Michele Raspanti (qui puoi leggere la precisazione del legale ndr), e Anna Bordonaro, dipendente della Ecogestioni.

Ma i carabinieri hanno trovato altre presunte irregolarità anche in un altro impianto della Sereco a Cefalà Diana in provincia di Palermo. Qui la Sereco lavorava insieme all’Ato Alto Belice Ambiente. E così a ricevere l’avviso di garanzia è stato anche in monrealese Roberto Terzo, liquidatore dell’Alto Belice che nel 2011 avrebbe stipulato con Raspanti un contratto di cogestione ritenuto illegittimo perché non previsto dalle autorizzazioni amministrative rilasciate alla Sereco.

I rifiuti sono stati dirottati nello stabilimento di un’impresa di Pomponesco in provincia di Mantova, il cui legale rappresentante è Luigi Frati. Ad occuparsi materialmente dei trasporti sono stati Filippo Laurino Ferrer e Giuseppe Speciale, dipendenti della Sereco. Completano l’elenco degli indagati Gianfranco Taormina, Piergiorgio Salvatti e Diego Occari. Taormina è un consulente finanziario, mentre Salvatti è un commercialista. Entrambi, secondo l’accusa, avrebbero contribuito con note di debito fittizie e cessioni di credito che un’altra impresa, amministrata da Occari ma di cui Raspanti sarebbe l’amministratore di fatto, evadesse il fisco.

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