Perché a Firenze sì e a Monreale no?

Giorgio Vaiana

Cronaca

Perché a Firenze sì e a Monreale no?

Perché a Firenze sì e a Monreale no?
14 Ottobre 2018 - 15:01

In occasione di un viaggio a Firenze, ho cercato di fare un paragone tra il modo di fare turismo da queste parti e confrontarlo, seppur con un dovuto ridimensionamento, a Monreale. Partiamo dall’assunto che i tesori da visitare che ci sono a Firenze sono, per numero, superiori a quelli di Monreale. Ma questo non vuol dire che non si possa prendere da esempio per una corretta gestione del turismo che a Monreale non è mai stata presa in considerazione. A Firenze tutto il centro storico è stato dichiarato bene Unesco. Qui respiri arte ad ogni passo. Tutta l’area è rigorosamente pedonale: solo bici al massimo. Il flusso di visitatori è incredibile.

  • Ma perché a Firenze i residenti non parcheggiano sotto al Duomo e a Monreale sì?
  • Perché a Firenze qualunque addetto alle informazione dei turisti sa parlare almeno tre lingue e a Monreale no?
  • Perché a Firenze per visitare i monumenti devi pagare un biglietto “salato” e a Monreale no?
  • Perché a Firenze i titolari di bar e ristoranti sono felici di accoglierti e a Monreale no?
  • Perché a Firenze c’è un rispetto massimo per il turista, accolto come si deve, e a Monreale no?
  • Perché a Firenze è stato concepito un tour turistico che coinvolge l’intera città e i paesi limitrofi e Monreale spesso rimane isolata da tutto?
  • Perché a Firenze è facile raggiungere tutto e a Monreale no?
  • Perché a Firenze i soldi che lasciano i turisti sono utilizzati per migliorare i servizi da offrire ai nuovi turisti e a Monreale no?
  • Perché a Firenze si pensa a pedonalizzare ancora di più e si costruiscono parcheggi dove lasciare le auto e a Monreale no?
  • Perché a Firenze il centro storico brilla e viene continuamente pulito e a Monreale no?

Domande lecite, secondo me. Le risposte non credo si troveranno mai. Ma è uno spunto di riflessione. Per tutti. La politica c’entra, ovvio, ma per molte cose dipende da noi. Dobbiamo imparare a comprendere che il turista è una risorsa per il nostro paese e non un pollo da spennare. Non ho mai visto un turista lamentarsi di pagare 20 euro per accedere ad un Duomo, ma pagare 3 euro una bottiglietta d’acqua quello magari lo fa diventare pazzo. Così come magari coccolarlo quando è a pranzo o a cena nei nostri locali. La fortuna e il benessere della nostra città dipendono da noi e non da un sindaco che oggi c’è e magari dopo 5 anni non c’è più.

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