Le frazioni (e le periferie) da rivalutare: tre punti di vista verso le elezioni

Raimondo Burgio

Matita di Legno

Le frazioni (e le periferie) da rivalutare: tre punti di vista verso le elezioni
Prendo spunto da alcune divagazioni sul “fare politica” a Monreale per sollevare all’attenzione del pubblico di lettori una problematica.

Le frazioni (e le periferie) da rivalutare: tre punti di vista verso le elezioni

06 Luglio 2018 - 11:59

Prendo spunto da alcune divagazioni sul “fare politica” a Monreale per sollevare all’attenzione del pubblico di lettori una problematica di rilievo concernente l’insopportabile lontananza – non solo fisica – nei confronti delle periferie e delle frazioni. Ciò che da molti anni si nota è una disaggregazione nella quale si registra una separazione dei rapporti sociali dai contesti locali di interazione e questa fa il paio con il tradimento della fiducia poiché il cittadino ha fatto da sempre affidamento sulle qualità e gli attributi di una persona perché determinate questioni siano risolte. Diversamente dal “semplice Confidare” che non presuppone le circostanze di rischio come conseguenza delle attività e delle decisioni.

L’atto di affidarsi ad un gruppo politico è dunque un processo semplice nel gesto, ma complesso nella dinamica elaborativa della coscienza. Come ci si sente da cittadino tradito e abbandonato e con chi vuole iniziare a dialogare l’uomo della periferia? Ho iniziato a consultare alcuni esponenti politici per comprendere quale sia il sentire e la percezione verso la problematica della periferia e, senza trarre conclusioni, ci sono tre espressioni interessanti in merito alla stessa problematica.

Massimiliano Lo Biondo (del movimento civico #Oltre) registra la responsabilità di una decennale trascuratezza politica sulle complesse problematiche riguardanti il rapporto con le diverse realtà urbane. Avverte la necessità di intraprendere una azione di Ri-Costruzione sociale attraverso nuove strategie di decentramento amministrativo. Fa inoltre un approfondimento sulla situazione a Grisì colpita nuovamente da una preoccupante crisi idrica e propone lo studio fattivo per la realizzazione di un pozzo cui approvvigionarsi. Una delle proposte avanzate Massimiliano Lo Biondo è che “oltre” le dichiarazioni di carta si concretizzi la valorizzazione dei Consigli di Circoscrizione attraverso l’investimento di questi ultimi, degli atti che riguardano il territorio di riferimento. La sua è una politica inclusiva che apre all’ascolto di una periferia maltrattata e insufficientemente riprogettata, da troppo tempo a margine anche dell’amministrazione.

Francesco Macchiarella del Pd e residente a Pioppo sostiene che, nella maggior parte dei casi, la consapevolezza dei cittadini sia scarsa o nulla rispetto ai problemi che Sindaco e Assessori devono affrontare per cercare di prospettare e realizzare soluzioni percorribili e applicabili concretamente nel territorio periferico. E’ altrettanto vero che questi stessi cittadini vivono quotidianamente e da anni quello che definisce in modo netto come “il senso dell’Abbandono”, che ha come risultato uno dei mali endemici della nostra amata Sicilia e cioè la rassegnazione.

Le problematiche di Pioppo – secondo l’avvocato Macchiarella – sono ovviamente legate alla topizzazione dei luoghi che produce una diversa forma di istanze: la gestione della viabilità, dei servizi a rete, la presenza mai ovvia e scontata degli amministratori nelle periferie, la convocazione di costanti riunioni di frazione per comprendere dal basso le richieste dei cittadini. Continua Macchiarella affermando che abitando e vivendo una Frazione come quella di Pioppo, valuta come tali difficoltà siano più evidenti e quanto palesemente penalizzate siano le periferie della città, specialmente se la periferia è praticamente un grosso centro abitato da circa 6.000 persone a circa 15 chilometri dal centro. Pertanto auspica la rifunzionalizzazione (come nelle grandi città) di circoscrizioni o Municipi che abbiano un reale peso politico.

Chiude la mia consultazione Roberto Gambino adesso portavoce del nuovo movimento il Mosaico il quale intraprende una azione di “costruzione” sociale. A suo avviso la diversa collocazione geografica nel territorio identifica le stesse con diverse esigenze territoriali e quindi il Movimento guarda a queste in funzione delle necessità che da esse scaturiscono. La formula – che è nel cantiere di un gruppo tematico specifico – prevede la nuova organizzazione delle frazioni non intesa come mero decentramento, ma strutturando forme di gestione innovativa anche mediante una efficace informatizzazione e con forme sperimentali di partecipazione. Prende ad esempio le problematiche di San Martino, in cui si verifica un assurdo mercimonio della morte per la palese incapacità degli Amministratori di gestire i servizi cimiteriali. Propone nello specifico una rete di centri diffusi di servizi che possano esprimere la civiltà di una comunità. Gambino pensa ad una rete da rivedere, attraendo finanziamenti in modo sinergico anche con i comuni limitrofi per la realizzazione di progetti a medio e lungo termine. Affermare dunque il principio della pianificazione strategica per non perdere appuntamenti fondamentali per i cittadini e per lo sviluppo della qualità urbana.

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