Monreale, il Pd tenta di ricompattarsi: “Ma niente innesti esterni”

Raimondo Burgio

Matita di Legno

Monreale, il Pd tenta di ricompattarsi: “Ma niente innesti esterni”

Monreale, il Pd tenta di ricompattarsi: “Ma niente innesti esterni”
28 Giugno 2018 - 10:43

Si è tenuta ieri l’assemblea pubblica del Partito Democratico di Monreale. La necessità di confrontarsi di questo gruppo politico riflette non soltanto quella più ampia del dibattito Nazionale, ma anche quella di una società tutta che in qualche modo si trova senza categorie cui potersi identificare.

Nasce, sollevato da più componenti durante l’assemblea, il problema di una leadership forte che interpreti il particolare momento storico. C’è in atto un ampio dibattito sulla metodologia di lettura dei fenomeni, ma sostanzialmente viene indicata la linea di un cambiamento che non sia, come denominato da qualcuno, un rinnovamento centripeto. Questo perché si possa dialogare con la popolazione partendo dai bisogni primari fossero pure soltanto le buche stradali. Il partito non può identificarsi e ricompattarsi solo in funzione delle prossime tornate elettorali e inoltre, per alcuni, è troppo legato a un vecchio establishment che si è ancora una volta reiterato e produce un sostanziale immobilismo che vive in modo parassitario sulle nuove leve del gruppo.

Ad oggi appare chiaro che molti soggetti formati e plasmati all’interno di questa fucina del Pd stiano provando a sperimentare all’esterno, con nuove forme di partecipazione sociale, di interazione, di movimentismo, una azione che sia politica e che parta dalla base. Comunicando forse in maniera diversa, guardando negli occhi le persone e facendo sì che queste stesse possano sentire la necessità di un dialogo diverso con l’amministrazione pubblica. Appare chiaro che ci sono troppi vuoti in questa amministrazione incapace di connotarsi, spesso inadeguata a risolvere i problemi e in parte corresponsabile di un disastro economico. Ed è evidente che nel Partito Democratico non ci si riconosca totalmente in questa seconda fase politica dell’era Capizzi.

In merito alle vicine elezioni comunali, sembra che una parte del partito abbia preso una netta consapevolezza che non si possono accettare degli innesti esterni, ma si richiede l’espressione di un candidato sindaco in grado di aprire un dialogo non espressamente ed unicamente elettorale. Ma dovrebbe essere frutto di una riconoscibilità identitaria su cui proiettare la storia di un gruppo progressista e interprete dei bisognosi, piuttosto che delle lobby cittadine. Ci si auspica una forte impronta culturale e di valori che non può essere incompatibile o lontana da quanto vissuto da questo gruppo. Oggi più che mai, secondo una buona parte delle voci di questa assemblea, c’è la necessità di lavorare su progetti di sostenibilità concreta di riqualificazione urbana, di riordino amministrativo e di rilancio economico che possano garantire una “qualità urbana normale” ai cittadini che si sentono sempre più abbandonati e distanti.

Emerge quindi l’esigenza di una leadership che sappia unire, avvicinare, ascoltare, interpretare e comunicare con la popolazione e che si faccia realmente interprete di queste istanze.
Le piccole ed episodiche iniziative, sin qui elaborate, trovano scarsissimo riscontro e rischiano di banalizzare il significato intrinseco di un partito politico distrutto da vecchie presenze che imbrigliano le potenzialità altrui.

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