Sono passati 44 anni dall’omicidio del prefetto di Palermo, generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, uccisi la sera del 3 settembre 1982 in via Isidoro Carini, a Palermo.
La strage mafiosa compiuta da Cosa nostra rappresenta ancora oggi una delle pagine più drammatiche e simboliche della lotta alla criminalità organizzata. “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti“, recitava un manifesto apparso per le vie di Palermo pochi giorni dopo la strage di via Carini. Dalla Chiesa da giovane ufficiale dei carabinieri era stato a Corleone e poi a Palermo tra gli anni ’60 e ’70. Cosa Nostra sapeva perfettamente che, da Prefetto di Palermo, il generale avrebbe ingaggiato una lotta serrata al crimine organizzato. Per questo la decisione dei corleonesi di ucciderlo.
Le celebrazioni si sono articolate, nel corso della mattinata, in diversi momenti commemorativi e hanno preso avvio nella caserma “Carlo Alberto dalla Chiesa”, sede del Comando Legione Carabinieri “Sicilia”. Un luogo particolarmente legato alla figura dell’Alto Ufficiale, che dal 1966 al 1973 ha guidato la Legione Territoriale Carabinieri di Palermo.
All’interno della caserma, il Comandante Interregionale Carabinieri “Culqualber”, Generale di Corpo d’Armata Claudio Domizi, il Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Generale di Brigata Ubaldo Del Monaco, il Comandante Provinciale di Palermo, Generale di Brigata Luciano Magrini e l’Ispettore Regionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri, Ignazio Buzzi hanno reso omaggio alla memoria del Generale con la deposizione di una corona d’alloro dinanzi al busto a lui dedicato, a testimonianza del profondo legame che continua a unire l’Arma alla sua figura e ai valori che ne hanno contraddistinto il servizio.

La commemorazione si è quindi spostata in via Isidoro Carini, teatro dell’eccidio. Alla presenza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, del sindaco di Palermo Roberto Lagalla, delle Autorità civili, militari e religiose e dei familiari delle vittime, sono state deposte corone d’alloro nel luogo dell’agguato.
Le celebrazioni sono proseguite all’interno della Cattedrale di Palermo, con una messa officiata dall’Arcivescovo Metropolita, monsignor Corrado Lorefice. A conclusione della mattinata, in via Vittorio Emanuele, una rappresentanza di bambini hanno deposto un omaggio floreale davanti al cippo commemorativo, alla presenza delle Autorità e dei familiari. Un gesto affidato alle nuove generazioni che ha chiuso le celebrazioni nel segno della memoria e della continuità dei valori incarnati dal Generale Dalla Chiesa, richiamando l’impegno comune per una società fondata sulla legalità e libera dalla violenza e dalla sopraffazione mafiosa.
“Carlo Alberto dalla Chiesa rappresenta ancora oggi una testimonianza concreta di tenacia e spirito di servizio nella lotta alla mafia – ha detto il presidente della Regione Renato Schifani -. La sua fedeltà ai valori dello Stato resta un modello che deve continuare a ispirare, ogni giorno, chi opera nelle istituzioni. Con la stessa gratitudine ricordiamo la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, che condivisero con lui un percorso umano e professionale. È anche grazie all’impegno del generale dalla Chiesa, in un contesto difficile come quello dell’epoca, se oggi la mafia è più debole. Ed è proprio seguendo il suo esempio che continuiamo a mantenere alta la guardia”, ha concluso Schifani.
Le dichiarazioni
Alla cerimonia anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla: “A 44 anni dalla strage, Palermo ricorda il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo – ha dichiarato Lagalla -. Dalla Chiesa resta, ancora oggi, un archetipo dell’educatore, dell’uomo delle istituzioni e dell’esempio civile. Nella storia della nostra Repubblica, per tutta la sua vita, ha dimostrato un attaccamento alle istituzioni così profondo da esporsi ai rischi più grandi, senza mai arretrare. Lo ha fatto nella lotta al terrorismo, lo ha fatto contro la mafia e ha continuato a farlo a Palermo, dopo essere stato nominato prefetto, assumendo fino in fondo la responsabilità del ruolo che gli era stato affidato. Ricordare Dalla Chiesa, insieme a Emanuela Setti Carraro e a Domenico Russo, significa rinnovare la memoria di un sacrificio che appartiene alla storia della nostra città e dell’intera Repubblica. Significa anche riaffermare il valore di una testimonianza che non ha perso forza con il passare del tempo”.

“Dalla Chiesa – ha aggiunto il primo cittadino – è stato un uomo civico a tutto tondo: un esempio, un modello e un testimone di come il servizio alle istituzioni possa diventare una scelta di vita, fondata sul senso del dovere, sul coraggio e sulla responsabilità. In un tempo in cui la tenuta delle istituzioni continua a essere fondamentale per la coesione civile e per il futuro del Paese, il suo esempio ci richiama al dovere di custodire la memoria, difendere la legalità e rafforzare ogni giorno il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”, ha concluso Lagalla.
Alla cerimonia sul luogo dell’attentato anche l’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (Usic). “Essere qui oggi è un dovere morale e istituzionale. Il sacrificio del Generale dalla Chiesa e di chi lo affiancava rappresenta una guida immutabile nell’impegno quotidiano contro la criminalità e per la tutela della legalità. L’Usic si stringe attorno ai familiari delle vittime, rinnovando la memoria di un esempio di coraggio e senso dello Stato che continua a vivere in ogni carabiniere”.




