A 43 anni dalla strage di via Pipitone Federico, Palermo ha ricordato il giudice Rocco Chinnici e le altre vittime dell’attentato mafioso del 29 luglio 1983. La commemorazione si è svolta davanti all’abitazione del magistrato, dove una Fiat 126 imbottita di tritolo esplose uccidendo il presidente dell’Ufficio istruzione del tribunale di Palermo, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile.
Alla cerimonia hanno preso parte i familiari delle vittime e le massime autorità civili, militari e politiche che, insieme ai numerosi cittadini intervenuti, hanno reso omaggio alla memoria dei caduti mediante la deposizione di tre corone d’alloro sul luogo dell’eccidio. Nel corso della commemorazione sono stati resi gli onori ai caduti ed è stata data lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile conferita alle vittime dell’attentato. Successivamente, all’interno della chiesa di “Santa Maria Regina Pacis”, è stata celebrata una Messa in suffragio dei caduti, officiata dal parroco Don Antonio D’Anna, insieme al Cappellano Militare Don Salvatore Falzone. Al termine della funzione religiosa, si sono susseguiti gli interventi delle Autorità civili e militari presenti. Ha aperto i saluti l’avvocato Giovanni Chinnici, figlio del magistrato, che ha rivolto un commosso ringraziamento ai presenti sottolineando quanto sia vivo e profondo il ricordo di suo padre e degli uomini che hanno perso la vita insieme a lui.

A conclusione della cerimonia è intervenuto il Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, che ha ricordato la figura del giudice quale precursore di straordinarie intuizioni investigative e promotore di fondamentali innovazioni sul piano normativo. L’Alto Ufficiale ne ha evidenziato la lungimiranza nell’aver compreso, per primo, la necessità di aggredire i patrimoni e gli interessi economico-finanziari di Cosa Nostra, nonché il costante impegno profuso nella diffusione della cultura della legalità. Il Generale Del Monaco ha inoltre sottolineato come Chinnici fosse un uomo animato da profondi valori morali e da una sincera fede nelle Istituzioni, alle quali dedicò la propria esistenza fino all’estremo sacrificio. Richiamando la brutalità della violenza mafiosa, ha quindi espresso sentimenti di profonda gratitudine nei confronti di quanti, come i due carabinieri della scorta, hanno onorato fino in fondo il giuramento prestato, testimoniando con il proprio esempio valori che devono essere quotidianamente coltivati e tradotti in azioni concrete al servizio della collettività.
“Nel giorno dell’anniversario della strage di via Pipitone Federico, il nostro pensiero va a Rocco Chinnici, alle altre vittime che quel giorno di 43 anni fa morirono con lui, i carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi, e ai loro familiari che ancora oggi vivono quella ferita con dignità e coraggio, le parole del presidente della Regione Renato Schifani. Chinnici fu un magistrato che seppe guardare oltre il proprio tempo: capì che la mafie si combattono solo mettendo insieme le forze, condividendo indagini e informazioni, e da questa intuizione nacque il metodo che avrebbe poi guidato il lavoro del pool antimafia e del maxiprocesso. A lui l’intero Paese deve una parte importante della propria coscienza civile. È nostro dovere custodirne l’eredità con l’impegno concreto delle istituzioni contro ogni forma di illegalità”, ha concluso Schifani.
Rocco Chinnici è considerato il padre del pool antimafia, intuizione che avrebbe segnato una svolta nelle indagini contro Cosa nostra attraverso il lavoro condiviso tra magistrati. Fu inoltre tra i primi a promuovere il dialogo con i giovani e la diffusione della cultura della legalità nelle scuole.

In occasione dell’anniversario sono arrivati i messaggi delle più alte cariche dello Stato. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato il sacrificio di Chinnici e degli uomini della sua scorta, sottolineando il valore della loro azione al servizio della giustizia e della legalità e il ruolo innovativo del magistrato nella nascita del pool antimafia.
Anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha reso omaggio alle vittime, evidenziando la lungimiranza di Chinnici nell’intuire la necessità di un metodo di lavoro coordinato per contrastare la criminalità organizzata e ribadendo l’importanza di trasmettere il suo esempio alle nuove generazioni.
Un ricordo è arrivato anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito Chinnici un magistrato capace di comprendere la complessità del fenomeno mafioso e di promuovere un modello di collaborazione tra istituzioni. Crosetto ha inoltre richiamato il valore della memoria e dell’impegno quotidiano nella difesa della legalità, ricordando anche i carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e Stefano Li Sacchi, rimasti uccisi nell’attentato.




