Il ministro Tajani al Festival del Lavoro: “Professioni e casse previdenziali centrali per la crescita dell’Italia”

Mario Monte

Dall'Italia e dal Mondo - A Roma

Il ministro Tajani al Festival del Lavoro: “Professioni e casse previdenziali centrali per la crescita dell’Italia”
Il vicepremier ha invitato gli enti previdenziali a investire maggiormente in Italia, sostenendo infrastrutture, innovazione e modernizzazione del sistema produttivo

21 Maggio 2026 - 19:45

Dal nostro inviato a Roma

Al Festival del Lavoro 2026 in corso a Roma non si è parlato soltanto di occupazione, intelligenza artificiale o salario giusto. Dal palco della manifestazione il vicepremier Antonio Tajani ha lanciato soprattutto un messaggio al mondo delle professioni: entrare più direttamente nella strategia di crescita del Paese, anche attraverso il ruolo delle casse previdenziali. “Le professioni liberali sono la colonna vertebrale del nostro Paese”, ha detto Tajani davanti alla platea dei consulenti del lavoro, definendoli una componente essenziale non solo per il funzionamento del mercato del lavoro ma anche per la competitività internazionale delle imprese italiane.

Il cuore dell’intervento, però, è arrivato quando il vicepremier ha chiamato direttamente in causa le casse professionali. Tajani ha invitato gli enti previdenziali a investire maggiormente in Italia, sostenendo infrastrutture, innovazione e modernizzazione del sistema produttivo. “Non dobbiamo invitare le casse a investire all’estero ma qui”, ha affermato, indicando il patrimonio delle professioni come possibile leva per la crescita nazionale. Il tema, però, è rimasto sullo sfondo nei successivi interventi dedicati alla previdenza professionale, concentrati soprattutto sui servizi agli iscritti, sui giovani professionisti e sulla sostenibilità del sistema. Dietro il ragionamento del vicepremier c’è anche un’idea più ampia di rapporto tra governo, professioni e sistema produttivo. Per Tajani, infatti, i professionisti rappresentano quella “sussidiarietà orizzontale” capace di intervenire dove lo Stato non riesce o non deve arrivare. Non uno Stato che “fa tutto”, quindi, ma un sistema nel quale i professionisti rafforzano il proprio ruolo strategico nel tessuto economico e sociale del Paese.

Nel discorso trovano spazio anche i grandi temi che attraversano il mercato del lavoro contemporaneo. A partire dall’intelligenza artificiale, descritta non come un fenomeno da subire ma da governare. “Dobbiamo mettere l’intelligenza artificiale al servizio della persona e non la persona al servizio dell’intelligenza artificiale”, ha detto il vicepremier, sottolineando il rischio di perdita occupazionale ma anche le opportunità legate alla nascita di nuove professionalità specializzate. Da qui il richiamo continuo a formazione, ricerca e innovazione, definite “le tre chiavi fondamentali” per sostenere la crescita in un mercato sempre più competitivo.

Altro passaggio centrale, quello demografico. Tajani ha collegato il calo della natalità non solo al welfare ma direttamente all’economia e alla tenuta futura del mercato del lavoro. “Più i Paesi sono ricchi più cala la natalità”, ha osservato, evidenziando il rischio di una progressiva carenza di forza lavoro e la necessità di affrontare il tema senza rimuovere il nodo dell’immigrazione regolare. Nel suo intervento il vicepremier ha poi difeso la contrattazione collettiva e rilanciato il tema del “salario giusto” più che del salario minimo, indicando come priorità la riduzione della pressione fiscale per aumentare il potere d’acquisto di lavoratori e ceto medio.

Non è mancato un riferimento alla fuga dei giovani all’estero, fenomeno che continua a colpire in modo particolare il Mezzogiorno, e alla necessità di sostenere startup e innovazione. Anche qui, secondo Tajani, i consulenti del lavoro possono diventare figure strategiche nell’accompagnare le nuove imprese e aiutare i giovani a trasformare idee e competenze in attività produttive. Sul fondo del discorso resta comunque una visione precisa: le professioni non come semplice categoria ordinistica, ma come parte integrante della strategia economica nazionale. “Le professioni liberali rappresentano non soltanto la storia del nostro passato, ma uno strumento fondamentale per costruire il futuro”, ha concluso il vicepremier.

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