L’abbazia di San Martino delle Scale punta sul green: fotovoltaico, orto e cucina antispreco

Redazione

Cronaca - Il progetto

L’abbazia di San Martino delle Scale punta sul green: fotovoltaico, orto e cucina antispreco
Prende forma un progetto di sostenibilità che coniuga innovazione e tradizione

18 Marzo 2026 - 12:54

Energia rinnovabile, recupero ambientale e cultura del riuso si incontrano all’Abbazia benedettina di San Martino delle Scale, dove prende forma un progetto di sostenibilità che coniuga innovazione e tradizione. L’iniziativa, promossa da Riolo Motors insieme a Toyota, rientra nella Green Month Campaign 2025, collegata al programma internazionale Toyota Environmental Challenge 2050, e coinvolge la comunità monastica insieme a dipendenti e famiglie della concessionaria palermitana. L’obiettivo è chiaro: ridurre il consumo di acqua, incentivare il riciclo e promuovere un modello di convivenza armoniosa con la natura, partendo da uno dei luoghi simbolo del territorio.

Il chiostro, cuore storico e sociale dell’abbazia

Cuore del progetto è il Chiostro di San Benedetto, progettato nel 1612 dall’architetto Giulio Lasso. Con i suoi circa 20 metri per lato, la fontana centrale e le 36 colonne in marmo bianco, rappresenta uno degli spazi più suggestivi del complesso monastico. “È il centro nevralgico dell’abbazia – spiega l’abate rettore Vittorio Rizzone – perché collega gli ambienti principali come la chiesa, il refettorio e l’antico dormitorio”.
Non solo luogo spirituale, ma anche spazio aperto alla comunità: qui si svolgono eventi culturali, proiezioni, concerti e iniziative che coinvolgono famiglie, studenti e visitatori.

Fotovoltaico e microirrigazione: gli interventi

Tra gli interventi principali spicca l’installazione di un impianto fotovoltaico da 4 kilowatt con sistema di accumulo, che sarà collocato sulla copertura nel rispetto delle indicazioni della Soprintendenza ai Beni culturali. L’energia prodotta servirà a illuminare i chiostri e gli spazi destinati alle attività pubbliche. “Un contributo importante non solo dal punto di vista economico ma anche simbolico – sottolinea Rizzone – perché rispecchia lo spirito con cui cerchiamo di operare sul territorio”. L’impianto avrà anche una funzione pratica per la gestione del verde. Come spiega l’ingegnere Andrea Montemedio, “consentirà di alimentare sia l’illuminazione sia un sistema di microirrigazione per l’orto adiacente”. Parallelamente è previsto il recupero del Giardino dei Semplici, antico orto botanico settecentesco destinato allo studio delle piante medicinali, recentemente danneggiato da un incendio. Il progetto prevede la reintroduzione di essenze e un sistema irriguo efficiente.

La cucina monastica e la sfida antispreco

Accanto agli interventi strutturali, il progetto punta anche sulla formazione. I dipendenti di Riolo Motors saranno coinvolti in incontri nelle cucine dell’abbazia per apprendere tecniche di cucina antispreco, ispirate alla tradizione benedettina. “La cosa più importante è saper riutilizzare ciò che sembra scarto”, racconta don Riccardo, il più giovane dei dodici monaci della comunità. “Anche un piccolo gesto può fare la differenza”. Un esempio è il tradizionale “pane cotto”, ricetta nata per recuperare il pane raffermo e trasformarlo in un nuovo piatto. Una filosofia che oggi si traduce in un messaggio attuale: ridurre gli sprechi per salvaguardare il pianeta. La cultura gastronomica del monastero si esprime anche attraverso la produzione di birra artigianale. Dal 2009 l’associazione Hora Benedicta riunisce monaci e laici nella realizzazione di una birra scura, premiata a livello nazionale, a cui si è aggiunta nel 2017 una versione bionda. Più che la produzione, spiegano i monaci, conta la dimensione relazionale: creare momenti di incontro e condivisione.

Un modello di comunità sostenibile

L’abbazia si conferma così non solo luogo di preghiera, ma anche spazio aperto al territorio, tra visite guidate, eventi e attività culturali. “Il nostro pubblico è molto ampio – conclude l’abate Rizzone – dalle scuole alle famiglie, fino a chi cerca momenti di spiritualità. La speranza è che questi progetti contribuiscano a costruire un modello di società diverso, più sostenibile e condiviso”. Un laboratorio di futuro, dunque, dove innovazione tecnologica e tradizione monastica si incontrano per tracciare una strada possibile verso una nuova cultura ambientale.

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