I “Guglielmini” dei fratelli Ferraro raccontano “l’anima” di Monreale

Redazione

Cronaca - Alla Bit di Milano

I “Guglielmini” dei fratelli Ferraro raccontano “l’anima” di Monreale
Due opere che rileggono in chiave moderna le figure di Guglielmo II di Sicilia, detto “il Buono”, e Costanza d’Altavilla

19 Febbraio 2026 - 17:01

Si è chiusa da qualche giorno la Bit, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano, prestigiosa vetrina internazionale dedicata al turismo e alle eccellenze territoriali. In questo contesto di rilievo, i “Guglielmini” del maestro Gaetano Ferraro – Il Bisanzio – hanno rappresentato un’autentica espressione dell’identità artistica di Monreale. Sono trascorsi cinque anni dalla loro ideazione. Era il periodo pandemico: un tempo sospeso, complesso, segnato dall’incertezza ma anche da una profonda riflessione sulle radici culturali e sul valore dell’artigianato come forma di comunicazione e identità collettiva.

Da quella riflessione nasce una visione precisa: concepire l’arredo non soltanto come elemento estetico, ma come strumento capace di raccontare la storia e l’anima di un territorio. Per il Maestro Ferraro, quel territorio è Monreale, città di mosaici e luce dorata, custode di una straordinaria eredità arabo-normanna. Ispirandosi alle raffigurazioni musive del Duomo di Monreale, prende forma un progetto che parla di prosperità e abbondanza, attraverso il simbolismo della pigna — emblema di fertilità — e l’iconografia senza tempo delle Teste di Moro, reinterpretata con sensibilità contemporanea.

Nascono così i “Guglielmini”, realizzati con la collaborazione della direzione tecnica e di produzione di Saverio Ferraro: due opere che rileggono in chiave moderna le figure di Guglielmo II di Sicilia, detto “il Buono”, e Costanza d’Altavilla. Un dialogo simbolico che richiama anche l’eredità culturale di Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, emblema di sintesi tra culture, potere e visione. I “Guglielmini” non sono semplici oggetti d’arredo, ma opere che incarnano appartenenza, memoria e identità storica, reinterpretate attraverso il linguaggio ceramico del marchio Il Bisanzio. Tradizione e innovazione si fondono in una narrazione plastica capace di trasformare la storia in presenza viva e contemporanea.

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