La Procura ha chiuso l’inchiesta sulla notte di sangue che ha sconvolto Monreale il 27 aprile dello scorso anno: una sequenza rapidissima di minuti, iniziata con una rissa e finita in una sparatoria in mezzo alla folla. Il bilancio è pesantissimo: tre vittime – Andrea Miceli, Salvatore Turdo e Massimo Pirozzo – e due feriti, Nicolò Cangemi e Gabriele Badagliacca. I fatti si sarebbero consumati davanti al bar 365, in via Benedetto D’Acquisto, in una fase in cui il centro era particolarmente affollato per le celebrazioni del Santissimo Crocifisso. Famiglie, giovani e gruppi di amici in strada: una cornice di festa trasformata, in pochi istanti, in panico e fuga.
Nel procedimento principale risultano indagati tre giovani dello Zen, già detenuti: Salvatore Calvaruso (19 anni), Samuel Acquisto (18) e Mattias Conti (20). L’ipotesi contestata è quella di “strage”, con la prospettiva del giudizio davanti alla Corte d’assise. Secondo l’impostazione accusatoria, la sparatoria sarebbe avvenuta ad altezza d’uomo, in un contesto affollato, e avrebbe provocato la morte dei tre ragazzi e il ferimento di altre due persone. La ricostruzione dei momenti precedenti descrive un crescendo di tensione legato all’arrivo di un gruppo di ragazzi su scooter e a un confronto degenerato rapidamente: prima gli insulti, poi le spinte e i colpi, fino ai caschi usati come arma. È in quella spirale che la situazione precipita: la gente si allontana di corsa, alcuni cadono, altri restano immobilizzati senza capire cosa stia accadendo. Poi gli spari.
A margine dell’inchiesta principale, la Procura ha iscritto anche un altro indagato: Michele Acquisto, 20 anni, cugino di Samuel. La sua posizione nasce da un fascicolo autonomo basato su un’informativa dei Carabinieri di Monreale: l’ipotesi è che abbia avuto un ruolo nell’innesco della rissa da cui sarebbe scaturita la tragedia. Sul piano delle responsabilità, l’impostazione dell’accusa ricostruisce una dinamica articolata in più fasi, attribuendo i colpi mortali in momenti diversi. Tuttavia, dal punto di vista penale, la contestazione non separerebbe gli eventi: per gli inquirenti si tratterebbe di una condotta condivisa e consapevole, culminata in una sparatoria indiscriminata in una strada piena di persone. (Fonte: Giornale di Sicilia (Fabio Geraci))




