Sono tornati in aula i momenti drammatici della notte della strage di Monreale, quando i soccorritori e i medici degli ospedali palermitani tentarono disperatamente di salvare la vita a Salvatore Turdo, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli. Le testimonianze dei sanitari, insieme a quelle di chi assistette alla violenta rissa sfociata nella sparatoria, hanno segnato una nuova udienza del processo che si sta celebrando nell’aula bunker del carcere Pagliarelli. A ricostruire quanto emerso durante il dibattimento è il Giornale di Sicilia, in un articolo firmato da Fabio Geraci. Al centro dell’udienza, oltre ai tentativi di rianimazione delle tre vittime, anche la dinamica della lite scoppiata in via Benedetto D’Acquisto nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2025 e il ruolo che avrebbero avuto i giovani imputati.
I disperati tentativi di salvare le tre vittime
Salvatore Turdo era già privo di coscienza quando arrivarono i soccorritori in piazza Vittorio Emanuele. Era stato raggiunto da due proiettili, alla spalla sinistra e al fianco destro, e il suo cuore aveva smesso di battere. Trasportato all’ospedale Ingrassia, fu sottoposto a prolungate manovre di rianimazione, con intubazione e somministrazione di adrenalina. Ogni tentativo si rivelò inutile: il decesso venne constatato alle 2.33.
Nello stesso ospedale era arrivato alle 1.42 Massimo Pirozzo, accompagnato da un amico. Aveva una gravissima ferita al collo e perdeva sangue dalla bocca. Anche per lui non ci fu nulla da fare.
Andrea Miceli venne invece trasferito all’ospedale Civico in arresto cardiorespiratorio. I medici riuscirono inizialmente a ristabilire la circolazione sanguigna e a ricoverarlo in Rianimazione, ma le sue condizioni erano disperate. Morì alle 9.31 del mattino. Una sequenza drammatica, ricostruita davanti ai giudici attraverso le testimonianze di chi, quella notte, si trovò a combattere contro il tempo per salvare tre giovani vite.
La lite, le sedie lanciate e poi gli spari: la ricostruzione di un testimone
Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche Andrea Alessio Nicolosi, che ha fornito elementi sulla dinamica dei fatti precedenti alla sparatoria. Secondo quanto riferisce il Giornale di Sicilia, il testimone ha riconosciuto Andrea Acquisto come il conducente della Bmw Gs fermatasi davanti al bar 365. Non è invece riuscito a identificare con certezza Salvatore Conti, sostenendo di averlo visto soltanto per un istante. Particolarmente importante il racconto sull’origine della lite. Secondo Nicolosi, i giovani palermitani erano già in sella alle moto e stavano per andare via quando sarebbe nata una discussione con Salvatore Turdo.
In pochi istanti la situazione sarebbe degenerata in una violenta rissa, durante la quale sarebbero volati sedie, tavolini e bottiglie. Andrea Miceli avrebbe tentato di dividere i contendenti, ma lo scontro precipitò fino all’esplosione dei colpi di pistola. Gli spari, esplosi ad altezza d’uomo, provocarono il panico tra le persone presenti. Lo stesso Nicolosi ha raccontato di essersi allontanato per mettere in sicurezza la compagna e i due figli piccoli.
Le accuse della Procura e la prossima udienza
Le altre testimonianze raccolte durante l’udienza non avrebbero aggiunto particolari decisivi alla ricostruzione. Alcuni testimoni si trovavano troppo lontano per osservare chiaramente la scena, mentre altri non si sono presentati in aula. Secondo la ricostruzione accusatoria della Procura di Palermo, rappresentata dai pubblici ministeri Luisa Vittoria Campanile e Maurizio Bonaccorso, a esplodere i colpi di pistola sarebbero stati Calvaruso e Conti, mentre Acquisto avrebbe incitato uno dei due a sparare. Si tratta di accuse ancora al vaglio della Corte d’assise, davanti alla quale prosegue il processo per la morte dei tre giovani monrealesi. Il dibattimento, presieduto dal giudice Angelo Pellino, riprenderà il 3 novembre, con ulteriori passaggi nell’accertamento delle responsabilità per una tragedia che ha profondamente segnato Monreale.




