“Non amava le cerimonie lunghe, ma si sarebbe illuminata a vedere tanti giovani e donne e le sarebbe piaciuta la scelta di questo luogo per il valore simbolico che ha il Campidoglio dove vennero firmati i Trattati. Oggi una delle sue conquiste più importanti è la Corte penale internazionale che sta subendo molti attacchi, uno dei compiti di tutti noi è quello di difenderla. Ha criticato le istituzioni, le ha contestate fino a disobbedire alle leggi che riteneva ingiuste per riformarle, ogni azione, ogni sua polemica e contestazione non ha mai avuto lo scopo di danneggiarle o infangarle ma di migliorarle – ha osservato Magi -. Riforme che portassero a maggiori diritti e libertà per tutti. I cittadini lo hanno compreso alla perfezione, ha dato corpo al suo essere radicale”. Romano Prodi ha evidenziato la sua “tenacia nella difesa dei diritti che non è mai venuta meno; noi non abbiamo sempre condiviso tutto, ma la sua battaglia per la difesa dei più deboli è stata la sua stella polare. Un altro punto fermo per Emma era il legame inscindibile tra il destino italiano e quello europeo, un europeismo razionale, concreto e costruttivo, cosciente degli ostacoli che i nazionalismi europei” portano. “Non mi sono sorpreso per la sua crescente preoccupazione per l’andamento del progetto europeo perchè continuamente ritardato, se non addirittura frenato. Emma e io siamo divenuti amici dopo la comune esperienza politica, di solito la politica divide gli amici ma la sua lealtà e a volte brutale franchezza hanno creato un rapporto progredito, anzi, intensificato dopo il lavoro comune. Con la scomparsa di Emma il Paese ha perso una donna straordinaria, intelligente e determinata”, ha aggiunto. Anche Enrico Letta, ex premier del cui governo Bonino è stata ministra degli Esteri, ha parlato delle sue battaglie. “Emma non voleva essere un’anima bella, voleva essere un’anima che provocava il cambiamento, voleva unire alla battaglia ideale la concretezza della realizzazione dentro e attraverso le istituzioni. Per lei contava anche il metodo e il suo metodo era quello di giocare in squadra, aveva una grande capacità di lavoro e di farlo con gli altri, era un regalo averla accanto e un’opportunità per il governo. Sapeva rispettare le istituzioni e allo stesso tempo sapeva rompere l’inerzia e lo spirito conservatore delle istituzioni. Aveva una capacità unica di essere donna delle istituzioni senza farsi intrappolare dalle stesse – ha sottolineato Letta -. Lei riusciva a cambiarle rendendo possibile che le cose, anche più impensabili e imprevedibili, accadessero.
Sapeva che solo le istituzioni rendono permanenti e universali quelle intuizioni che riescono, altrimenti essere battaglie belle ma improduttive se ridotte a una dimensione di sola testimonianza”.
“Grazie Emma per non esserti mai risparmiata nel combattere, per non aver mai esitato nel difendere l’aggredito, l’Ucraina, di fronte all’aggressore, la Russia. Grazie Emma per non esserti limitata a farlo il primo giorno dell’invasione russa, ma anche dopo quando le prime sensazioni di stanchezza cominciavano e continuano. Grazie per averci insegnato che non ci si ferma davanti agli ostacoli, grazie per esserci stata e per esserci ancora”, ha concluso Letta. “Emma ha sempre fatto politica in modo non conformista, iniziò con il suo arresto per aborto, si imbavagliò in tv con Marco Pannella, praticò lo sciopero della fame, raccolse milioni di firme referendarie, da Commissaria europea si calò dagli elicotteri. Non aveva alcuna paura dello scontro politico o di sfidare l’impopolarità per rimanere coerente con le sue idee”, ha sottolineato Benedetto Della Vedova. Ad intervenire in Campidoglio anche Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni che ha evidenziato come il suo fine ultimo “era quello di difendere e promuovere la democrazia liberale da accompagnare con il federalismo europeo. La riconoscenza che arriva da parte di tutti non nasce solo da vicinanza politica, ma da pezzi di vita spesso intimi e dolorosi che tante persone hanno condiviso con Emma. Ha voluto” e contribuito “alla nascita della Corte Penale Internazionale il cui statuto fu celebrato proprio qui in Campidoglio 28 anni fa. Quella Corte oggi rischia di essere smantellata mattone dopo mattone dalla prepotenza di chi applica la legge del più forte. La Corte va difesa, Emma quella Corte l’ha voluta e vi ha dedicato anni di attività”, magari avrebbe voluto candidarla “al Nobel per la pace”, ha concluso.
(ITALPRESS).
– Foto: Ipa Agency –




