Segue l’analisi approfondita della situazione in Francia, paese in cui le ragioni del rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato vanno al di là della sola mancanza di disciplina fiscale, e affondano le radici nello squilibrio della bilancia delle partite correnti, e in particolare di quella commerciale.
Ad aggravare ulteriormente le prospettive di Parigi la fase di elevata instabilità politica che caratterizza oggi il Paese e le prospettive delle nuove elezioni per la Presidenza della Repubblica attese per la primavera del 2027. Ad incidere sulla situazione il fatto che nessuno tra i candidati più accreditati nei sondaggi appare intenzionato a farsi carico di importanti manovre di aggiustamento fiscale, mentre al contrario, tra questi sono emerse anche proposte radicali, come quella di cancellare il debito pubblico francese detenuto dalla Bce (circa 600 miliardi) – proposta che ha del resto già incontrato un netto rifiuto da parte di Christine Lagarde.
Lo studio in conclusione considera non più eludibile per la Francia la prospettiva di un riaggiustamento interno che porti ad un ridimensionamento del deficit pubblico e ad un riequilibrio strutturale della bilancia commerciale. Al tempo stesso, emerge un elemento positivo per l’Italia: nonostante l’elevato livello del debito pubblico, il nostro Paese presenta uno spread negativo rispetto alla Francia sul decennale e sul trentennale. Un dato che segnala come, nelle valutazioni degli investitori, le prospettive dell’Italia siano oggi considerate più favorevoli rispetto a quelle francesi.
– foto tratta da report Banca del Fucino –
(ITALPRESS).




