Sono trascorsi 44 anni dall’omicidio di Paolo Giaccone, medico legale del Policlinico di Palermo ucciso dalla mafia l’11 agosto 1982. Il professore venne assassinato dopo essersi rifiutato di falsificare una perizia che avrebbe favorito un esponente mafioso.
Nel giorno dell’anniversario, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ne ricordano la figura e il rigore professionale. Una cerimonia di commemorazione si è tenuta nell’area antistante il cippo eretto in suo onore presso il Policlinico Universitario, sede della Scuola di Medicina e Chirurgia. Presenti autorità accademiche, sanitarie, militari, civili e una rappresentanza di studentesse e studenti.
Alla commemorazione sono intervenuti la direttrice generale del Policlinico Maria Grazia Furnari, il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo Massimo Midiri, il presidente della Scuola di Medicina Antonino Giarratano, il Prefetto di Palermo, Massimo Mariani, il vicesindaco Brigida Alaimo, la dottoressa Camilla Giaccone, figlia del professore ucciso, la professoressa Antonina Argo, attuale Responsabile della Medicina legale dell’Azienda ospedaliera universitaria, il presidente del Centro Studi Paolo Giaccone Riccardo Maiorca, una rappresentanza dell’Avis e due studentesse.
Tra i presenti alla cerimonia il Questore Vito Calvino, il procuratore aggiunto Carlo Marzella, il presidente di sezione di Corte di Appello Sergio Gulotta su delega del Presidente della Corte di Appello Antonio Balsamo, la presidente della VI sezione civile del Tribunale di Palermo Giulia Maisano su delega del Presidente del Tribunale Piergiorgio Morosini, l’avvocato dello Stato Giuseppina Tutino Delisi, il dirigente vicario del comando dei vigili del fuoco Sebastiano Ugo Macchiarella, i vertici dei carabinieri, Guardia di Finanza, e della Croce Rossa.

Nel corso della cerimonia è stato sottolineato il valore di una memoria che non si limita alla celebrazione, ma diventa testimonianza e responsabilità. Il ricordo del professore, infatti, si lega ai valori della medicina, dell’insegnamento, della ricerca, della responsabilità professionale e della legalità, valori che ancora oggi costituiscono parte essenziale della missione del Policlinico
Giaccone fu ucciso all’interno del Policlinico di Palermo. Medico e docente universitario, aveva ricevuto pressioni affinché modificasse l’esito di una perizia dattiloscopica collegata a un’indagine per omicidio. Si rifiutò di alterare i risultati del proprio lavoro, una scelta che gli costò la vita. Una vicenda che, a distanza di oltre quattro decenni, continua a essere ricordata come esempio della resistenza alla pressione esercitata da Cosa nostra sulle professioni e sulle istituzioni.
Le dichiarazioni
“Ricordare Paolo Giaccone significa ricordare un uomo che ha fatto fino in fondo il proprio dovere, con rigore professionale, senso dello Stato e integrità morale”, afferma il sindaco di Palermo Roberto Lagalla. Il primo cittadino sottolinea come l’omicidio abbia colpito “non soltanto un medico del Policlinico, ma una persona che aveva scelto di non piegare la propria professionalità a nessuna convenienza e che, proprio attraverso il suo lavoro, contribuiva alla ricerca della verità”.
Lagalla richiama anche la propria esperienza professionale all’interno della struttura universitaria palermitana. “Da medico che ha conosciuto il Policlinico, so quale professionalità e quale statura morale rappresentasse il professor Giaccone. È un ricordo che rende ancora più evidente il significato della sua vicenda”.
Per il sindaco, la memoria del medico rimane legata ai valori della libertà professionale e della responsabilità individuale. “A distanza di tanti anni, Palermo continua a riconoscere in Paolo Giaccone una testimonianza limpida di libertà e responsabilità. Ricordarlo oggi significa rinnovare l’impegno delle istituzioni affinché nessuna forma di potere criminale possa mai tornare a condizionare il lavoro, la coscienza e la libertà di chi serve la comunità”.
Nel 44esimo anniversario dell’omicidio di Paolo Giaccone interviene anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. “A 44 anni dalla morte di Paolo Giaccone, medico legale del Policlinico di Palermo ucciso da Cosa nostra l’11 agosto 1982, ne ricordiamo l’integrità morale e umana e l’impegno professionale”, dichiara Schifani.
Il presidente della Regione ricorda in particolare la scelta compiuta dal medico legale di non cedere alle richieste della mafia: “Rifiutandosi di falsificare una perizia a favore di un clan mafioso, Giaccone rimase fedele ai doveri della propria professione e ai principi di legalità. Il suo sacrificio – conclude Schifani – rappresenta un riferimento per quanti, nelle istituzioni e nella società, operano ogni giorno in difesa dello Stato di diritto”.
“Nella mia veste di Amministratore di quest’Azienda, – ha detto la dg Furnari – sento forte il messaggio di legalità, che significa responsabilità, e avere il coraggio di dire no quando viene chiesto di tradire il proprio ruolo.Questo è il messaggio che Paolo Giaccone ci consegna ancora oggi.Ed è un messaggio particolarmente importante per un grande ospedale universitario. Il modo migliore per onorare Paolo Giaccone non è soltanto ricordare ciò che è stato.È chiederci, ogni giorno, che cosa possiamo fare noi per essere all’altezza del suo esempio.Come istituzione sanitaria e universitaria abbiamo il dovere di garantire che il lavoro possa essere svolto in un contesto fondato sulla trasparenza, sull’integrità e sul rispetto delle persone.Per questo vigilo quotidianamente ad implementare misure di contrasto alla corruzione e di tutela della trasparenza, perché abbiamo il dovere di proteggere chi lavora e chi, nell’esercizio delle proprie funzioni, sceglie la strada della correttezza”.
Il Rettore Midiri ha ricordato: “Paolo Giaccone era prima di tutto una persona retta, un eroe normale, che svolgeva con serietà e dedizione la professione di medico, docente e scienziato. Ed è nella normalità con cui viveva quotidianamente il suo lavoro, anche di fronte a incarichi e contesti gravosi, che risiede la straordinaria forza del suo esempio, rappresentando una lezione di etica, e un riferimento prezioso per le giovani generazioni. La sua figura ci indica una testimonianza altissima di integrità morale, di rigore scientifico e di impegno civile, ricordandoci sempre che davanti alla violenza e alle pressioni della criminalità mafiosa, scelse di non derogare ai principi che lo contraddistinguevano. Commemorarlo significa riaffermare i valori ai quali ha dedicato la propria vita: la ricerca rigorosa della verità, e il senso di responsabilità che fino all’ultimo lo hanno guidato. Questa è l’eredità che l’Università degli Studi di Palermo ha il dovere di custodire e rendere viva. Un lascito morale che si traduce nella nostra capacità di formare studentesse e studenti liberi e consapevoli, offrendo loro tutti gli strumenti per affrontare il futuro con autonomia di pensiero, senso critico e integrità”.




