Contrada Stretto racconta la Sicilia preistorica: un viaggio tra archeologia e memoria di Sebastiano Tusa

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Contrada Stretto racconta la Sicilia preistorica: un viaggio tra archeologia e memoria di Sebastiano Tusa
Un'occasione per riscoprire uno dei più importanti siti preistorici della Sicilia occidentale e ricordare il contributo dell'archeologo scomparso

27 Luglio 2026 - 12:11

Tra fossati neolitici, reperti archeologici e i racconti di chi ogni giorno custodisce questo patrimonio, Contrada Stretto ha accolto i visitatori del Festival “Musiche e Parole”, trasformando una semplice visita guidata in un affascinante viaggio alle origini della Sicilia. Un’occasione per riscoprire uno dei più importanti siti preistorici della Sicilia occidentale e ricordare il contributo dell’archeologo Sebastiano Tusa, che per primo ne intuì il valore promuovendone lo studio e la valorizzazione.

A guidare il percorso è stata Barbara Palermo, guida turistica e archeologa, che ha illustrato la storia del sito e l’origine del nome “Contrada Stretto”, legato alla naturale strettoia che un tempo caratterizzava quest’area attraversata dall’antica via di collegamento tra Partanna, Salaparuta, Poggioreale e Corleone. Un itinerario pensato per avvicinare cittadini e visitatori a un patrimonio archeologico che rappresenta una parte fondamentale dell’identità del territorio. L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL VIDEO

Ad approfondire il valore storico e scientifico del sito è stata Valeria Li Vigni Tusa, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa. Nel suo intervento ha illustrato le caratteristiche del grande fossato realizzato nel Neolitico, probabilmente destinato a convogliare le acque verso una sorgente naturale. L’area, caratterizzata dalla presenza di una grotta scavata nella roccia con gradoni, avrebbe avuto anche una funzione sacrale, come testimoniano i numerosi reperti votivi rinvenuti durante gli scavi.

Tra i ritrovamenti più significativi spiccano ceramiche finemente decorate e il celebre cranio trapanato, una testimonianza delle avanzate conoscenze raggiunte dalle comunità preistoriche anche nel campo della medicina.

A raccontare l’importanza del sito è stato infine il professor Vito Zarzana, direttore del sito archeologico di Contrada Stretto, che lo ha definito una delle realtà più enigmatiche della preistoria della Sicilia occidentale. Il grande fossato, lungo circa sessanta metri e profondo fino a dodici, rappresenta ancora oggi una straordinaria testimonianza dell’ingegno e delle capacità organizzative delle popolazioni neolitiche.

La visita si è conclusa con un momento dedicato alla memoria di Sebastiano Tusa. Zarzana ha ricordato uno degli episodi vissuti insieme all’archeologo durante una campagna di scavo, quando il ritrovamento di un piccolo frammento di argilla cotta nel fossato richiamò immediatamente alla mente di Tusa le tecniche utilizzate nelle fornaci di epoche più recenti.

«Lo stupore nei suoi occhi ce l’ho ancora presente», ha raccontato Zarzana, restituendo il ritratto di uno studioso capace di emozionarsi davanti a ogni nuova scoperta. Un ricordo che ha chiuso simbolicamente la visita, ricordando come la conoscenza del passato sia uno strumento fondamentale per custodire e valorizzare un patrimonio che continua ancora oggi a raccontare la storia della Sicilia.

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