Furti d’auto e “cavallo di ritorno”, sgominata banda: 9 arresti, giro d’affari da 2 milioni di euro

Redazione

Palermo - Le indagini della polizia

Furti d’auto e “cavallo di ritorno”, sgominata banda: 9 arresti, giro d’affari da 2 milioni di euro
Le indagini sono partite dall’elevato numero di auto rubate e successivamente ritrovate dopo pochi giorni

31 Maggio 2026 - 13:23

La polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata ai furti di auto, riciclaggio ed estorsione attraverso il cosiddetto sistema del “cavallo di ritorno”. L’operazione, condotta dagli agenti del Commissariato “Porta Nuova” e coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, rappresenta il risultato di una lunga indagine che ha permesso di far luce su una presunta organizzazione criminale specializzata nel furto di veicoli.

Le indagini sono partite dall’elevato numero di auto rubate e successivamente ritrovate dopo pochi giorni, spesso danneggiate o prive di numerosi componenti. Secondo gli investigatori, i mezzi venivano utilizzati per alimentare il mercato nero dei pezzi di ricambio, destinati alla riparazione di altre vetture acquistate a basso costo. Tra aprile 2024 e febbraio 2025 sarebbero stati documentati ben 55 furti di veicoli, per un giro d’affari stimato in circa 2 milioni di euro.

Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire l’esistenza di una struttura organizzata e ben articolata, dotata di una vera e propria base logistica situata al piano terra di uno stabile lungo viale della Regione Siciliana. All’interno dei locali, secondo quanto emerso, venivano custodite le auto rubate prima di essere smontate. Durante le perquisizioni sarebbero stati trovati anche dispositivi elettronici utilizzati per neutralizzare i sistemi Gps dei veicoli e apparecchi in grado di forzarne l’accensione.

Gli investigatori hanno accertato che i furti venivano pianificati nei minimi dettagli. I veicoli presi di mira erano generalmente parcheggiati in strada, in aree poco sorvegliate e prive di sistemi di videosorveglianza. Dopo il furto, l’auto veniva nascosta in un luogo sicuro e successivamente destinata allo smontaggio oppure utilizzata per contattare il proprietario e chiedere denaro in cambio della restituzione, secondo il metodo noto come “cavallo di ritorno”. L’organizzazione poteva contare su mezzi utilizzati come staffette e apripista, incaricati di controllare eventuali presenze delle forze dell’ordine lungo il percorso. Una volta giunti nella base operativa, i veicoli venivano rapidamente smontati e i pezzi trasportati per essere rivenduti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, all’interno del gruppo ogni componente aveva un ruolo preciso: supervisori, autori materiali dei furti, staffette, apripista, addetti allo smontaggio e alla successiva commercializzazione dei pezzi. In alcuni casi gli addetti allo smontaggio avrebbero lavorato anche per 15 ore consecutive.

Oltre alle nove persone raggiunte dalla misura cautelare, risultano complessivamente 30 gli indagati in stato di libertà per reati che vanno dal furto all’estorsione fino alla ricettazione. In due occasioni, gli investigatori hanno fermato soggetti trovati a bordo di mezzi ancora carichi di componenti provenienti da auto rubate. Nel corso dell’operazione sono state inoltre controllate sette officine meccaniche. Due di queste, una nella zona di corso Calatafimi e l’altra in zona Montegrappa, sono state poste sotto sequestro dopo il rinvenimento di numerosi pezzi smontati da veicoli rubati.

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