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‘Nel segno del Sacro’, a Monreale le opere di Elisabbetta Maniaci e Enzo Puleo

Si inaugura mercoledì due agosto 2023 a Monreale, una mostra bipersonale a tema sul confronto fra l’arte sacra – cattolica e liturgica – e i linguaggi dell’arte contemporanea. Un evento che apre l’esposizione “Nel segno del Sacro” e mette a confronto due artisti siciliani con il mondo teologico e accademico, per interrogarsi sulla nuova relazione tra colore, segno e forma e la comunicazione della Sacra Scrittura. Elisabetta Maniaci e Enzo Puleo – entrambi siciliani – sono figli di una terra intrisa di luce, di colore e di umana sofferenza. Sono Artisti profondamente motivati per vivere e sviluppare, nella pienezza della fede personale, il dialogo fra l’estetica contemporanea e la Parola: entrambi attingono alle tecniche e ai materiali della modernità ma il loro sentimento è quello di diventare mezzo, strumento, linguaggio attraverso cui possa fiorire l’epifania del Sacro.

“Nel segno del Sacro” è curata da Vito Mauro e prevede, nella pregevole sede espositiva della “Chiesa degli Agonizzanti” il dibattito aperto al pubblico “Arte Contemporanea e il Sacro” presieduto da monsignor Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale e una nutrita serie di interventi istituzionali.

Saranno presenti il sindaco Alberto Arcidiacono, il presidente del Consiglio comunale e deputato all’Ars Marco Intravaia, il sindaco di Baucina Fortunato Basile, il sindaco di Montelepre Giuseppe Terranova. A conversare saranno il professore Luigi Amato, ordinario di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo; don Innocenzo Bellante, parroco di Santa Teresa del Bambino Gesù Monreale; don Antonino Chimenti, parroco della Chiesa Ecce Homo Cinisi; don Nicola Gaglio, arciprete Santa Maria Nuova Cattedrale Monreale; il professore Ciro Lomonte, Master Università Europea di Roma e il critico d’arte Massimiliano Reggiani.

“Dibattere sulla possibile relazione fra arte contemporanea e chiesa Cattolica – sottolinea il curatore Vito Mauro – significa soprattutto sollecitare la creatività di coloro che sentono l’affinità e la vicinanza con i precetti cristiani. In un mondo policulturale e in uno Stato Laico, infatti, l’arte diventa espressione individuale e spesso scade nella mera contestazione o nel desiderio di un risultato commerciale. Il segno del Sacro, invece, è un invito al dialogo tra chi interpreta e spiega la Parola e coloro che desiderano contribuire, attraverso l’arte, a dare pienezza estetica e bellezza visiva al messaggio evangelico”.

È il critico d’arte Massimiliano Reggiani ad avere scelto questa contrapposizione solo apparente fra nuovo figurativo e pittura astratta: il tema della croce e quindi della forma umana, è il tema dominante. Il corpo umano, in cui Dio esprime la perfezione del Creato, lega le due ricerche di Enzo Puleo e di Elisabetta Maniaci coniugando tradizione e modernità. Nel commentare l’evento scrive il Critico: “L’arte contemporanea, purtroppo, grazie alla smisurata potenza dei mezzi di comunicazione è spesso diventata autoreferenziale; allo stesso tempo, per via dell’improvviso relativismo culturale che caratterizza il Novecento, ha frequentemente perduto la propria ragion d’essere diventando un mero strumento finanziario, legato al mondo delle aste e delle gallerie. È importante, invece, dare spazio ad artisti che riescano a mantenere un equilibrio tra capacità tecnica e contenuti, riconoscendo che l’arte non debba essere il proprio diario personale ma parte di un più grande disegno collettivo”.

“Per queste ragioni le opere di Elisabetta Maniaci e Enzo Puleo – aggiunge Reggiani – sono molto adatte per riaprire un dialogo fra la Chiesa e l’arte, in un periodo dove mancano a questo confronto fluidità e naturalezza. L’Arte Sacra, infatti, è funzionale alla Chiesa militante: le appartiene e contribuisce a realizzarla. Siamo ormai abituati ad accettare solo le meraviglie tecniche dell’architettura nella progettazione dello spazio sacro e della comunità, dando per scontato che l’arte contemporanea – sentita come ostile, ribelle e laica – non possa diventarne parte integrante. Di tutto il Creato entrambi gli artisti hanno scelto di centrare la propria ricerca sul corpo e sul colore: la forma umana perché vertice della creazione, la luce – attraverso l’intero spettro del visibile – per il valore fortemente simbolico sia nelle Scritture che per la tradizione”.

Enzo Puleo studia e rispetta l’anatomia, donando al corpo il significato di misura dello spazio, di elemento costruttivo. Il corpo, creato a Sua immagine, è la forma terrena di un frammento d’eternità. Il colore è sottointeso, rappresenta il fine, la vittoria dello spirito sui tormenti della carne, corruttibile e transitoria. Elisabetta Maniaci mantiene del corpo la proporzione, lo fa attraverso la più crudele delle sue possibili espressioni: la croce del martirio, lo strumento che realizza l’intero disegno della Salvezza. Il colore apre alla trascendenza, accenna e svela lo spazio inconoscibile: è una porta sull’eternità”, conclude il critico d’arte.

Tra il dibattito e l’inaugurazione vi saranno degli intermezzi musicali: Cinzia Guarino al clavicembalo e Paolo Rigano alla chitarra barocca per evidenziare la continua ricerca della bellezza che la Chiesa nei secoli ha sempre mantenuto viva, per innalzare lo spirito dell’uomo e avvicinarlo al mistero della Creazione.

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