Categories: Cronaca Monreale

Diritti violati e i racconti dei rifugiati, se ne parla alla Veneziano-Novelli

Ascoltare storie di rifugiati e indossare i loro panni. Questo il punto di forza del progetto “Finestre. Storie di rifugiati”, primo appuntamento di un percorso promosso dal Centro Fondazione Astalli, col patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e realizzato all’istituto Veneziano-Novelli di Monreale. “Un’ importante iniziativa – spiegano dall’istituto – cui la scuola aderisce ormai da diversi anni, che si propone di gettare le basi per una società multiculturale attraverso il contatto diretto con uomini e donne che vivono l’esperienza dell’esilio”.

Il progetto, rivolto ai ragazzi di terza delle medie e sviluppato mediante l’approfondimento dei temi dell’esilio forzato e della violazione dei diritti umani, è culminato nell’incontro, tenutosi stamattina nell’aula magna del plesso Novelli, con i volontari referenti per l’attività del Centro Astalli di Palermo, Gaia Garofalo e Agostino Mirko Sanfratzllo, e il testimone Abde Lilah, fuggito dal Marocco per motivi politici e lui stesso impegnato in un servizio di volontariato presso il centro.

“Come recita il proverbio quacchero ‘We will let their lives speak‘ – aggiungono dall’istituto – così i ragazzi hanno avuto l’opportunità di ascoltare direttamente dalla voce di Abde la narrazione della storia della sua vita e di dialogare con lui in un clima di forte empatia. Il rifugiato è stato percepito dunque non solo come destinatario di un intervento umanitario di protezione ed accoglienza, ma anche come protagonista di una storia di vita carica di emozioni e sentimenti. Un’esperienza diretta e toccante per conoscere quante siano le persone che camminano per le strade delle nostre città fuggendo da situazioni difficili o guerre spesso dimenticate o addirittura sconosciute. Un modo – concludono dalla scuola – per vedere l’altro non come diverso ma come un uomo che ha tanto da dire e da comunicare e scardinare così pregiudizi e luoghi comuni ancora radicati nella direzione di una cultura reale e concreta dell’integrazione”.

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