Estorsioni, droga, scommesse: ecco come la mafia attacca l’economia legale

Redazione

Palermo - Le mani della mafia sulle aziende in crisi

Estorsioni, droga, scommesse: ecco come la mafia attacca l’economia legale
Con l'operazione "Mani in pasta" la guardia di finanza ha effettuato 91 arresti e sequestrato beni per circa 15 milioni di euro

Estorsioni, droga, scommesse: ecco come la mafia attacca l’economia legale

12 Maggio 2020 - 13:18

Duro colpo a Cosa nostra. Con l’operazione “Mani in pasta” il Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Palermo – con il supporto del Comando provinciale e di altri Reparti sul territorio nazionale – ha effettuato 91 arresti e sequestrato beni per circa 15 milioni di euro. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Palermo su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Le indagini sono state condotte dal Nucleo speciale di polizia valutaria, guidata dal colonnello Saverio Angiulli e coordinate dal procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta.

L’operazione ha portato alla disarticolazione dei clan – tra cui la famiglia Fontana imparentata con la famiglia Galatolo – storicamente egemoni nei quartieri palermitani dell’Acquasanta e dell’Arenella, facenti parte del mandamento mafioso di Resuttana. Oltre 100 i soggetti a vario titolo indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, reimpiego di capitali illeciti, esercizio abusivo di giochi e scommesse ed altri reati contro la persona e il patrimonio. Di questi, 91 sono stati destinatari di misure cautelare personali.

L’operazione, scaturita dagli sviluppi di altre indagini, derivanti prevalentemente dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia ascoltati dalla Dda di Palermo (e tra questi, in particolare, il noto Vito Galatolo) si è arricchita di un paziente e scrupoloso lavoro condotto dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza attraverso, in particolare, la valorizzazione “ragionata” e “mirata” delle informazioni concernenti gli aspetti patrimoniali e finanziari, reso più difficoltoso, in questa indagine, dall’assenza di segnalazioni per operazioni sospette, pur a fronte di numerose operazioni “anomale”. Altrettanto prezioso, poi, è stato il lavoro di riscontro delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, attraverso intercettazioni telefoniche, nonché di controllo sistematico del territorio tramite pedinamenti e video-riprese, particolarmente complesse tenuto conto, soprattutto, del contesto territoriale di riferimento.

Le indagini hanno consentito di accertare come, nel vuoto di potere venutosi a creare a seguito dei numerosi provvedimenti di custodia cautelare che hanno interessato nel tempo il mandamento mafioso di Resuttana, nei territori palermitani dell’Arenella e dell’Acquasanta, si è verificata l’ascesa – in particolare – della famiglia Fontana, i cui attuali esponenti si erano stabiliti da anni a Milano, ove erano dediti al reimpiego di una parte importante dei proventi delle attività criminali commesse sul territorio di Palermo. “Determinanti – spiegano dal Comando – i riscontri investigativi, da cui è emersa l’opprimente presenza del clan sul territorio, attuata mediante la perpetrazione dei più tradizionali delitti di matrice mafiosa, quali l’estorsione, il traffico di droga, l’illecita concorrenza con minaccia o violenza”.

È emerso anche che gli ingenti guadagni – in parte utilizzati per il mantenimento dei familiari dei detenuti – sono stati riciclati e reimpiegati in molteplici settori economici della Sicilia e della Lombardia: ippica, gaming (centri scommessa e slot machine), cooperative attive nel campo della cantieristica, compravendita di preziosi, società attive nella produzione e commercializzazione del caffè, commercio di materie prime alimentari (farina, frutta e verdura) e packaging alimentare.

L’operazione ha portato al sequestro del patrimonio e del complesso aziendale di 22 attività economiche, tra cui centri scommesse, società attive nei settori della cantieristica navale, della produzione, commercializzazione e somministrazione di bevande e alimenti. Disposto, inoltre, il sequestro preventivo di 13 cavalli da corsa, 8 immobili, vari mezzi di trasporto, nonché i saldi attivi di rapporti finanziari per un valore complessivo stimabile, allo stato, non inferiore ai 15 milioni di euro.

Per l’esecuzione dei numerosi provvedimenti la Guardia di Finanza ha complessivamente messo in campo circa 500 militari – tra cui baschi verdi e unità cinofile per la ricerca di armi ed esplosivi, sostanze stupefacenti e valuta – con il supporto di mezzi aerei. Le operazioni sono in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania.

GLI ARRESTATI

Ecco l’elenco delle 91 persone arrestate nel blitz antimafia. Custodia cautelare in carcere per Pietro Abbagnato, Fabrizio Basile, Giulio Biondo, Filippo Canfarotta, Fabio Chiarello, Andrea Ciampallari, Salvatore Ciampallari, Salvatore Ciancio, Letizia Cinà, Paolo Remo Cotini, Gianpiero D’Astolfi, Danilo D’Ignoti, Lorenzo Di Salvo, Giovanni Di Vincenzo; Francesco Pio, Giovanni Ferrante, Michele Ferrante; Angelo Fontana, Gaetano Fontana, Giovanni Fontana, Rita Fontana; Nunzio Gambino, Salvatore Giglio, Roberto Giuffrida, Ivan Gulotta, Roberto Gulotta, Giovanni Mamone, Giulio Mutolo, Sergio Napolitano, Domenico Onorato, Santino Pace, Domenico Passarello, Emilia Passarello, Giuseppe Patuzzo, Gaetano Pensavecchia, Luigi Pensavecchia, Getano Pilo, Michela Radogna, Liborio Sciacca, Giuseppe Scrima, Giuseppe Spallina, Angela Teresi, Domenico Zanca, Francesco Charles Fabio, Filippo Lo Bianco.

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