Regione

Musumeci alla Stele di Portella: “Pagina ancora oscura della nostra storia”

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, si è recato stamattina a Portella della Ginestra per rendere omaggio alle vittime della strage del primo maggio 1947, costata la vita a 14 persone, tra cui tre bambini. Da solo, senza telecamere al seguito, il governatore si è fermato per qualche minuto in raccoglimento davanti alla stele che ricorda il massacro eseguito dalla banda Giuliano, agli ordini della mafia.

“Una pagina ancora oscura della nostra storia – ha poi commentato il presidente della Regione – che nel difficile Dopoguerra vide alleati banditismo politico e mafia, senza escludere alcune complicità dello Stato. Verso il sangue di quelle vittime innocenti tutta la comunità siciliana deve ancora oggi sentirsi in debito”.

Alla stele si sono recati anche il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo e un superstite della strage, Serafino Petta, presidente onorario dell’associazione Portella della Ginestra. “E’ un Primo Maggio diverso, per la prima volta senza manifestazioni, senza il contatto diretto con i lavoratori e gli abitanti delle comunità di Piana e dei paesi vicini – dichiara il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo – Per la prima volta in questi 72 anni, a causa dell’emergenza coronavirus, mancherà a tutti il corteo che ogni primo maggio parte dalla Casa del Popolo di Piana degli Albanesi per raggiungere in migliaia a piedi, con la banda che suona e i nostri striscioni, il memoriale di Portella della Ginestra. Ma noi saremo con maggiore forza al fianco dei lavoratori”.

“Da 73 anni festeggio il Primo maggio a Portella della Ginestra e per la prima non sarà come gli altri anni – dichiara Serafino Petta, 89 anni, superstite di Portella – E’ una cosa che mi rattrista molto: ogni anno mi ritrovo in mezzo a tanti compagni, a tanti amici. Tanta gente avrebbe voluto essere con noi. Ma davanti a un nemico che non si vede, dobbiamo stare attenti. Abbiamo rappresentato tutti con la stessa commozione di sempre. Lo devo alla mia gente, a chi ha combattuto, a chi lotta per i pericoli del presente”.

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