Palermo

Orlando: “Niente di meglio del 41 bis per proteggere i boss dal Covid-19”

Il boss della mafia palermitana, Francesco Bonura, detto Franco, 78 anni, ha ottenuto la detenzione domiciliare per motivi di salute e anche perchè alla sua età e nelle sue condizioni (è affetto da un severo carcinoma ed è stato operato più volte) è maggiore il pericolo di contagio del coronavirus, dentro le strutture penitenziarie.

Con questa motivazione dal carcere di Opera il costruttore e capo della cosca di Passo di Rigano è tornato nella sua casa di Palermo. Quello accordato dal magistrato di sorveglianza di Milano, Gloria Gambitta, è tecnicamente un differimento della detenzione da scontare in cella, che però Bonura, detenuto dal 2006, stava già finendo di espiare: il suo “fine pena” è fissato infatti per ora al marzo 2021, ma con le ulteriori riduzioni legate alla buona condotta ci sarà un’anticipazione al dicembre di quest’anno. Bonura, pur essendo un mafioso di rango, a differenza di tanti altri boss ultrasettantenni, non ha condanne all’ergastolo e per questo l’istanza dei legali Giovanni Di Benedetto e Flavio Sinatra è stata accolta, “tenuto conto – scrive il magistrato di sorveglianza milanese – dell’emergenza sanitaria e del correlato rischio di contagio, indubbiamente più elevato in un ambiente ad alta densità di popolazione come il carcere”. Per questo un soggetto “anziano e affetto da serie patologie pregresse” è esposto “a conseguenze particolarmente gravi”. Questo per molti è un indiscriminato via libera per altre scarcerazioni eccellenti, ma secondo invece il magistrato è un caso singolo, ritenuto grave e a sè stante.

La condanna del capomafia nel processo “Gotha”, era stata a 18 anni e 8 mesi, che sarebbero scaduti nel 2025, ma gli sconti legati alla cosiddetta liberazione anticipata per la buona condotta (tre mesi all’anno, che spettano a tutti i detenuti) avevano portato il fine pena tra dieci mesi, in realtà otto, perchè la riduzione spetterà anche per il 2020. Franco Bonura fece parte con Nino Cinà del gruppo di potere che il boss di Pagliarelli Nino Rotolo aveva contrapposto al triumvirato di cui faceva parte lo stesso Rotolo, con Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo. Il vertice mafioso fu smantellato con una operazione della polizia del giugno 2006, denominata non a caso “Gotha”. Da allora Bonura, condannato a 23 anni in primo grado e a poco meno di 19 in appello, non è più uscito di prigione.

Ma la vicenda ha scatenato una comprensibile serie di polemiche. Sul caso sono intervenute le associazioni antimafia, quelle dei familiari delle vittime di mafia e anche politici. Anche il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia Leoluca Orlando ha detto la sua.

“Al di là del comprensibile smarrimento che la notizia ha creato nei familiari delle vittime di mafia – ha detto Orlando – non si può non sottolineare che il trasferimento ai domiciliari, ieri per il boss Francesco Bonura e oggi per Giuseppe Sansone, appare una palese contraddizione dei motivi stessi per cui sarebbe stato disposto. Nel momento in cui da mesi si sostiene che l’isolamento e la quarantena sono le forme migliori di prevenzione e tutela della salute, credo che proprio il regime di 41-bis sia paradossalmente la migliore forma di tutela della salute per i detenuti, per gli operatori carcerari e per i familiari dei detenuti. Esporre il boss ai rischi di contagio che derivano dal farlo andare in un ambiente non protetto credo sia un atto cui mi auguro che il Tribunale ponga immediatamente rimedio”.

Sul caso delle scarcerazioni è intervenuto anche il presidente della Commissione antimafia siciliana Claudio Fava. “Se i Tribunali di sorveglianza ritengono che un anziano capomafia abbia patologie non compatibili con la detenzione e non sia più pericoloso, nessuna obiezione alla concessione dei domiciliari. Ma non prendiamo a pretesto il Covid, per favore. Ad epidemia in fase discendente e trovandosi in condizioni di necessario isolamento al 41 bis, sarebbe ipocrita giustificare le scarcerazioni con i rischi legati al coronavirus”. Sono state le parole di Fava, secondo il quale inoltre “sarebbe offensivo per le migliaia di anziani morti per le condizioni di promiscuità sociale e sanitaria in cui si sono trovati”.

“Se volete scarcerare Bagarella e Santapaola – ha aggiunto Fava – fatelo assumendovi la responsabilità di trovare una valida e legittima giustificazione. Che non può essere, a quattro mesi dall’inizio della pandemia, il rischio del contagio, mentre migliaia di detenuti in attesa di giudizio o con pene lievi restano esposti, loro si, al rischio contagio nelle fatiscenti carceri italiane”.

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