Cronaca

La benedizione di monsignor Pennisi a studenti e mondo della scuola

L’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, fin dall’inizio dell’emergenza coronavirus, è rimasto vicino ai monrealesi. Lo ha fatto tramite i tanti messaggi inviati alla città, ai medici, volontari e operatori sanitari, in prima linea. E lo ha fatto soprattutto con le donazioni fatte arrivare alla protezione civile e indirizzate alle famiglie in difficoltà e agli ospedali di Partinico e Caccamo. Oggi il Prelato, esprime la sua vicinanza in questo momento difficile, scrivendo agli studenti, ai docenti e a tutto il personale scolastico. A cui ha inviato la sua benedizione. Ecco il messaggio integrale:

Cari studenti, docenti e dirigenti e personale scolastico, come padre e pastore di questa Diocesi, anche a nome dell’Ufficio diocesano per la pastorale scolastica, mi rivolgo a ciascuno di voi per manifestarvi la mia vicinanza in questo tempo difficile che tutti stiamo vivendo. Il mondo della Scuola all’improvviso è stato catapultato, come la società tutta, nel dramma della pandemia del Covid-19. All’improvviso tutti abbiamo dovuto imparare a relazionarci in modo inconsueto.

La distanza sociale è divenuta la modalità prima del nostro prenderci cura di noi stessi e del nostro prossimo. La preoccupazione, l’angoscia e la paura sono prepotentemente entrati nelle nostre case. Ci siamo scoperti drammaticamente fragili in balia di un nemico invisibile agli occhi ma fin troppo visibile negli effetti devastanti sul nostro vivere personale, familiare, sociale.

Anche la scuola, come voi ben sperimentate ne ha risentito fortemente. Non più una scuola come eravamo soliti vivere con lezioni in presenza ma piattaforme on line; non più relazioni dirette ma mediate da un dispositivo elettronico, non più strette di mano o abbracci ma saluti scambiati con l’ausilio di un microfono e di una telecamera. So che alcune famiglie hanno difficoltà a collegarsi per mancanza dei mezzi tecnici e per l’insufficienza degli spazi e delle risorse economiche e mi auguro che possano essere aiutati da chi ne ha la possibilità.

Bisogna riconoscere che il distanziamento sociale ci sta proteggendo dal diffondersi del contagio e costituisce di fatto una forma di carità verso la società nel suo complesso.

Ogni docente ha riscoperto il senso profondo del “fare scuola” oltre le stesse mura dell’edificio scolastico, continuando a seguire anche “a distanza” gli studenti che gli sono stati affidati. Egli stesso si è fatto compagno di viaggio dei propri studenti, anzi ha assunto il ruolo di guida dei propri studenti per condurli a passare oltre e a trovare un senso alla propria vita! Ogni studente è stato raggiunto dai propri docenti lì dove si trova, tra le pareti della propria stanza. Ciò ha permesso di alleviare il senso di smarrimento, di combattere il rischio di isolamento, di sentirsi parte di uno stesso corpo.

Molti studenti, che all’inizio hanno pensato ad un prolungamento delle vacanze, sentono ora la nostalgia di incontrare a scuola i loro insegnanti e i loro compagni. Oggi, più che mai, la Scuola ha fatto proprio il motto di Don Milani: “I care”, cioè “mi importa”. Ogni persona di Scuola, secondo il proprio ruolo, si prende cura di ciascun studente e tramite il dialogo e il contatto “virtuale” continua a fornirgli “zaino” e “scarponi” per il cammino della vita.

Tuttavia non possiamo non anelare ad un ritorno in sicurezza alle modalità consuete del nostro vivere insieme e del fare scuola. L’uomo è fatto per la relazione e senza relazione non c’è comunità. In questo ultimo periodo dell’anno è importante per gli studenti di impegnarsi nello studio per essere promossi non solo a scuola ma nella vita.

Il mio auspicio, in questo momento di emergenza che tutti stiamo attraversando, è di trarre dagli eventi inattesi che viviamo insegnamenti utili alla nostra crescita umana: il valore della solidarietà, il senso di appartenenza alla comune famiglia umana, l’attenzione premurosa verso chi soffre o vive situazioni di difficoltà, il ritorno all’essenziale, la sobrietà come stile di vita, la centralità insostituibile degli affetti familiari, la riscoperta di sé e della propria interiorità.

In queste settimane buie per l’umanità splende su tutti noi l’esempio di quanti – medici, infermieri e infermiere, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose – rischiano e danno la loro stessa vita pur di essere vicini all’uomo che soffre.

Il Coronavirus sta impedendo il nostro modo solito di relazionarci. Ma, d’altra parte, è altrettanto vera e forte la consapevolezza che tutti abbiamo acquisito “che nessuno si salva da solo”. (Papa Francesco). E proprio dalla solidarietà umana esercitata nelle mille forme della carità e dalla certezza che Dio non ci abbandona e continua a volerci bene, arriverà la fine della pandemia in corso…#tuttoandràbene. Con questa certezza, abbraccio e benedico tutti. Il Vostro amico vescovo Michele.

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