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L’evoluzione del seno femminile fra nuovi canoni estetici e sviluppi della chirurgia plastica

Un ideale che si è più volte evoluto, quello della bellezza femminile e che, al di là di oggettivi riconoscimenti, assume misure diverse e forme cangianti secondo le latitudini che si abitano, i trend economici in atto e i momenti storici che fanno da sfondo. Canoni estetici e caratteristiche fisiche che fino a qualche decennio fa erano considerate attraenti oggi possono non essere più così inseguiti e ricercate, mentre le ultimissime generazioni, già stanche della perfezione patinata prodotta dalla tecnologia digitale, sembrano voler riscrivere una nuova idea di bellezza che punti a valorizzare anche imperfezioni e diversità, superando le barriere di un’esteriorità banale e stereotipata che già comincia a essere considerata arcaica.

Fortemente influenzata da questi passaggi, anche la chirurgia plastica ha dovuto col tempo confrontarsi con i cambiamenti importanti della società e con nuovi ideali di bellezza femminile. “Io direi che possiamo oggi parlare di una femminilità più discreta, consapevole, non eccessiva, dove la sensualità è sottolineata proprio dal perfetto equilibrio tra praticità, raffinatezza, eleganza e mistero” è quanto ritiene il Prof. Mario Dini, fra i nostri chirurghi plastici più stimati e talentuosi, specializzato in interventi di rinoplastica e mastoplastica additiva a Firenze, con studi anche a Roma e a Milano.

Muoviamo da questa autorevole valutazione per indagare sulla percezione del seno nel tempo e vedere in che modo le soluzioni chirurgiche che si propongono di rimodellare questa parte fortemente simbolica e identitaria del corpo femminile si siano andate adeguando ai cambiamenti della società e ad un immaginario in divenire.

Il décolleté ideale e l’evoluzione della mastoplastica

Da sempre simbolo estetico di bellezza e sensualità, il seno ha visto cambiare più volte nel corso dei secoli i criteri che ne definiscono la perfezione. Iconograficamente di grandi proporzioni nell’antichità poiché considerato funzionale a garantire la sopravvivenza del neonato, ha assunto nuovamente proporzioni materne e accoglienti negli anni del dopoguerra, quando le forme burrose tornano protagoniste, a simboleggiare salute, abbondanza e ritrovato benessere economico. Un periodo in cui Pin up e maggiorate s’impongono come sex symbol nell’immaginario maschile fino a essere prepotentemente scalzate dal modello della “donna grissino” lanciato dalla modella americana Twiggy alla fine degli anni ‘60. Una nuova rivoluzione estetica che vedrà assottigliare la figura, scoprire le gambe e considerare “ingombranti” e anacronistici i seni floridi e le misure rotonde venerati nel decennio precedente.

È dunque solo dagli edonistici anni ‘80 che, complice una rinnovata attrazione nei confronti delle forme e del seno esuberante, gli interventi di aumento del seno cominciano a diffondersi non solo fra le star di Hollywood ma anche fra le donne comuni e molte migliaia di mastoplastiche additive vengono eseguite con successo in tutto il mondo. Inizialmente appannaggio di un numero limitato di persone, soprattutto a causa dei costi elevati e diffusi soprattutto nell’ambiente del cinema e fra le classi più agiate, gli interventi di chirurgia plastica ed estetica cominciano ad ampliare la loro platea anche grazie allo sviluppo di procedure meno invasive che rendono i percorsi post-operatori più brevi e meno dolorosi, all’influenza dei mezzi di comunicazione e alla riduzione dei costi.

Ma se in quegli anni la tendenza era di esibire orgogliosamente un seno chiaramente rifatto e la mastoplastica additiva rappresentava quasi uno status symbol, l’inversione di tendenza dei nostri giorni, grazie anche a evolute tecniche chirurgiche, è quella di preferire forme proporzionate al proprio corpo e décolleté sicuramente più sobri e contenuti.

Un ritorno alla naturalezza confermato dal Prof. Mario Dini che a questo proposito ricorda: “Il volume è importante, certo, ma da solo non basta: credo che il criterio più efficace per definire un bel seno sia l’armonia con il resto del corpo e le dovute proporzioni tra capezzolo, areola e mammella. Un seno soltanto grande rischia di essere ingombrante, cadente, potenzialmente in grado di compromettere la postura e antiestetico”. Al fine di ottenere un seno che possa dirsi il più naturale possibile, è dunque imprescindibile la capacità del chirurgo plastico, chiamato a scegliere il tipo di protesi più adatto alla conformazione fisica della paziente e alle caratteristiche dei suoi tessuti, nonché a scoraggiare richieste eccessive e risultati troppo lontani dal proprio aspetto originario.

Oltre che a garantire una buona riuscita dell’intervento dal punto di vista strettamente operativo, oggi il chirurgo plastico è infatti chiamato a mettersi realmente in ascolto delle sue pazienti, offrendo un valido supporto psicologico e una valutazione che non può prescindere dal vissuto personale di ogni donna, includendo elementi che vanno dal livello di disagio procurato da un’anatomia imperfetta ad aspettative eccessivamente responsabilizzanti nei confronti della capacità di seduzione, dei rapporti con l’altro sesso e della riuscita della propria vita sentimentale. Un’attenzione auspicabile per qualunque intervento di chirurgia plastica ma che diventa fondamentale nel caso di mastoplastica additiva, quando a essere coinvolta è una parte del corpo che comporta implicazioni psicologiche particolarmente intime e profonde.

Un modus operandi perfettamente in linea con l’impegno della SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica) che, in occasione dell’incontro Oltre l’idea di Plastica, Il senso della bellezza nell’epoca contemporanea all’interno del 65° Congresso Nazionale del 2016, nell’intenzione di diffondere un’immagine più veritiera di questa disciplina ha voluto ribadire che “La chirurgia plastica è ricerca del miglior equilibrio possibile fra forma, funzione e armonia, per il massimo benessere psicofisico del paziente e che, accanto a una grande capacità tecnica richiede tatto e finezza psicologica nella relazione col paziente, nella promozione di una bellezza non stereotipata e replicabile secondo i soliti cliché, ma piuttosto da rendersi un’opera unica, in grado di esaltare l’individualità di ognuno”.

Prese le distanze da sgradevoli eccessi, dettami troppo rigidi della moda e canoni unici che rischiano di omologarci, si registra sempre di più anche in materia di rimodellamento del seno una personalizzazione degli interventi di chirurgia estetica. Al di là di perfezioni stereotipate e risultati forzati, la bellezza contemporanea è la conseguenza di un aspetto salutare e da un ritrovato equilibrio fra estetica, carattere e personalità.

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